Rivoluzione in cucina, è l’ora degli insetti commestibili

Mai più carne, basta con Goulash o Wiener Schnitzel (la cotoletta panata viennese), non sono più alimenti di moda. Adesso a tavola fanno tendenza insetti e vermi e sono anche ottimi per la nostra salute. Contengono tanta vitamina B5 fondamentale per mantenere sana la pelle e anche i capelli. Inoltre, insetti e vermi commestibili sono ricchi della preziosissima vitamina A, fondamentale per il sistema immunitario, per la vista, per la pelle e che ha anche proprietà antitumorali.

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In modo inatteso proprio a Vienna, città così orgogliosamente ancorata alle tradizioni, nasce Livinfarms, la start-up più innovativa in fatto di alimentazione e sostenibilità. Artefici di questa vera e propria rivoluzione nutrizionale in cucina, che non toglie il piacere della carne, sono due designer industriali austriache di soli 25 e 28 anni. 

Hive, un elettrodomestico rivoluzionario

Katharina Unger e Julia Kaisinger hanno inventato un’apparecchiatura di piccole dimensioni che permette a chiunque di allevare vermi commestibili a casa.

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Se ne possono produrre tra i 200 e i 500 grammi a settimana, avendo in tal modo il necessario apporto proteico, dall’alto valore nutrizionale, nella nostra dieta. Nelle cucine del futuro oltre ai classici frullatori e robot, oltre alle planetarie, alle centrifughe e agli estrattori ci sarà anche Hive, la macchina per produrre vermetti commestibili.

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Con i vermi allevati nella macchina di Katahrina Unger è possibile preparare burger, ragù per condire la pasta, polpette, risotti, insalate, torte al cioccolato e persino appetitosi snack salati e croccanti.

La prova d’assaggio

La mia esperienza è stata inizialmente un po’ scioccante. Superare l’angoscia di vedere di fronte a me tutti quegli animaletti, sia pur già cotti e pronti per essere mangiati, ha richiesto una buona dose di training autogeno. Il loro aspetto riconoscibile rappresenta una barriera concettuale che, per noi occidentali, è difficile scrollarsi di dosso. È stata dura, lo confesso! Avevo davanti a me un barattolo ricolmo di tanti piccoli vermetti in versione crunchy.

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Dopo il primo impatto visivo e dopo alcuni secondi di titubanza, sapendoli arrostiti e salati, li ho assaggiati. Erano croccanti e appetitosi, come fossero salatini. Una specialità che Katharina Unger mi ha fatto assaporare per dimostrarmi che anche i vermi possono essere gradevoli per il palato, anche quello più schizzinoso e abituato al gusto più tipico della tradizione culinaria italiana. Vinto l’iniziale senso di ribrezzo, li ho degustati. ll sapore è molto particolare: si percepisce un vago sentore di noce, o nocciolina americana, e a tratti un retrogusto che ricorda la soia. Il fatto che fossero croccanti e salati, li ha resi piacevoli. Li ho mangiati uno dopo l’altro, quasi come se fossero sfiziosi tarallini lucani.

La nascita di un’idea tra Hong Kong e Vienna

“Il progetto è iniziato un paio di anni fa. Io ho studiato all’Università di Arti Applicate di Vienna e questo argomento faceva parte della mia tesi di laurea” dice Katharina Unger, CEO e fondatrice di Livinfarms. Sei mesi prima della laurea decide di fare un periodo di intership a Hong Kong presso un designer britannico.

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“A contatto con la città di Hong Kong ho iniziato a chiedermi cosa accadrà in un prossimo futuro, quando sempre più le metropoli diventeranno megalopoli -sottolinea Katharina- E come sarà possibile nutrire un così enorme numero di persone in uno spazio comunque così circoscritto, non dimentichiamo che Hong Kong è un’isola. Allora ho cominciato a rifletterci”. Da migliaia di anni in Asia, Africa, America Latina e Australia gli esseri umani si cibano di insetti e vermi. Noi occidentali non siamo molto abituati. Al massimo abbiamo introdotto nella nostra dieta lumache e rane, ma sono piatti tipici solo in determinate regioni d’Italia. Secondo un rapporto della FAO almeno 2 miliardi di persone sulla Terra si cibano di insetti o vermi, e sono almeno 1.900 le specie conosciute commestibili.

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Sono sempre di più gli chef in tutto il mondo che si stanno cimentando nella sperimentazione di ricette che prevedono l’utilizzo di vermi e insetti. E i risultati sembra che siano più che incoraggianti. Il fatto che poi questi piccoli animaletti facciano anche molto bene alla nostra salute, al contrario della carne, soprattutto quella lavorata industrialmente, rendono l’esperimento di estremo valore. In futuro saranno sempre più utilizzati, e non solo per combattere la fame nei Paesi del Terzo Mondo.

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Come si usano in cucina

“I nostri vermi si congelano e poi si possono cucinare come si desidera, come qualunque altro tipo di carne. L’ideale è bollirli e poi usarli con un po’ fantasia per preparare ricette gustose, come delle appetitose polpettine alla quinoa. Quelli cucinati e non arrostiti hanno un sapore che ricorda i funghi” mi spiega Katharina, inventrice di Hive, questa prodigiosa macchina produci vermetti, che consente di avere il giusto apporto proteico senza privarsi del piacere della carne.

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Il dispositivo è fatto a strati, vari cassetti, uno sopra all’altro. In alto c’è uno scompartimento per le pupe, che poi si trasformeranno in esemplari adulti. Nel successivo cassetto c’è la zona d’incontro dove ha luogo la fecondazione delle uova. “Dalle uova nasceranno le larve che poi in parte rigenereranno il ciclo, in parte cresceranno diventando esemplari adulti, lunghi circa 3 centimetri” -racconta Katharina- All’interno della macchina esiste un microclima che rende perfette le condizioni di sviluppo e di vita dei vermetti”.

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In fondo anche in Sardegna esiste un formaggio, il famoso casu marzu, con i vermi al suo interno. Lo shock culturale dovrebbe essere quanto meno abbastanza superabile, soprattutto quando, ridotti in farina o in pezzettini, gli insetti possono entrare all’interno dei più disparati alimenti senza alterarne il sapore, o la realizzazione, ma arricchendoli in termini di nutrienti. In molti negozi biologici esistono già prodotti quali grilli salati e all’aceto, oppure lecca-lecca agli scorpioni. Noi occidentali, però, dobbiamo cercare di dimenticare l’effetto memento mori, di liberarci da questo legame culturale con la morte e la decomposizione, per focalizzarci invece sull’alto valore nutritivo e sulle proprietà benefiche.

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Sostenibilità, bellezza e salute

“In ogni parte del mondo cambia la narrativa legata al lancio della nostra apparecchiatura -racconta Katharina- In occidente funziona sottolineare la sostenibilità, la salvaguardia dell’ambiente”. Serve infatti il 10% della terra utilizzata per allevare bovini per avere dei vermi commestibili, e solamente 1/4 del mangime necessario per nutrire i bovini, con un netto risparmio di risorse. Ai vermetti basta qualche chicco di grano o cereali, pezzettini di verdure o frutta.

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“In Paesi come la Cina, però, dove le tematiche ambientali restano ancora lontane dalla quotidianità del singolo, per fa sì che la nostra macchina Hive susciti interesse occorre puntare su bellezza e salute, ovvero, mangiare i vermi prodotti con Hive migliora la pelle e fa stare meglio” evidenzia Katharina. L’unica possibile controindicazione è per coloro che soffrano di allergia ai crostacei, vista la stretta relazione genetica tra la famiglia dei vermi usati da Katharina e i gamberi. L’elettrodomestico Hive è molto richiesto. Sono già tantissimi gli ordini raccolti finora in tutto il mondo. Attualmente è commercializzato al prezzo di 500 dollari.

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