Il rumore delle fogne

Un’esperienza unica, multisensoriale, qualcosa di mai udito prima. Qui domina il suono. Siamo sottoterra, nella rete fognaria di Vienna. Attorno ci avvolgono i suoni di una mostra sonora Freq_Out 12 che coprono 12 frequenze diverse, alcune delle quali percepibili solo come vibrazioni, che ci scuotono dentro e fanno sussultare all’unisono corpo e strutture murarie. Il buio ci circonda, squarciato, solo qua e là, da fasci luminosi viola e da una suggestiva luce gialla, che svela ai nostri occhi ulteriori cavità sotterranee. L’acqua del fiume Wien che scorre, a tratti tumultuosa, mescola la sua voce alle opere sonore di dodici artisti che hanno composto ognuno una sequenza di suoni elettronici, che spaziano entro una gamma da 0 a 12.000 Hz. Sonorità flebili, altre più potenti, rumori simili a sonar, sibili, fruscii, rimbombi, echi lontani, si ripetono in loop, come amplificati dalle architetture spaziali circostanti.

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Ci troviamo nell’intricata rete fognaria viennese, quella per intenderci, dove è stato girato il celebre film Il Terzo Uomo, con Orson Welles. Questo è un esempio perfetto di arte in spazi pubblici. Estetica minimalista fatta di suoni, ambienti, sensazioni. Il visitatore è chiamato a vivere emozioni con più sensi contemporaneamente. Mentre si crea un’interazione e un rapporto tra suoni e spazio, che va al di là della pura dimensione fisica. 

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Nelle viscere di Vienna

Indossiamo elmetti protettivi. Ci caliamo da uno di quei tombini, di quei passaggi nascosti. Scendiamo nel sottosuolo, attraverso molti scalini, ci addentriamo in stretti tunnel.

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Adesso ci troviamo nelle viscere sommerse, in quella città sotterranea che pulsa, come attutita, al di sotto di quella caotica e rumorosa della superficie. La complessa rete fognaria fatta di gallerie e volte, di camminamenti e corridoi angusti, di anfratti e tombini.

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Qui tutto è ovattato. C’è odore di umido. L’aria è più calda, almeno oggi, rispetto alla temperatura esterna. Ci si sente un po’ minatori, un po’ esploratori, negli stessi cunicoli che nel 1949 hanno rappresentato il set di molte delle celebri sequenze della pellicola di Graham Green.

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Unica eccezione alle sonorità, un’installazione luminosa ideata dall’artista austriaco Franz Graf. Una luce gialla, molto forte, che rompe l’uniformità del buio per dischiudere al nostro sguardo la curvatura di un tunnel che si snoda a perdita d’occhio.

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Nessuna foto, però, può riuscire a dare un’idea di ciò che si provi.

Occorre sentire e sperimentare dal vivo, con l’udito, l’olfatto, la vista, il tatto.

Un progetto artistico in viaggio da 13 anni

Carl Michael Von Hausswolff è l’ideatore di questa mostra, che ha viaggiato in giro per il mondo, toccando Copenhagen, Oslo, Parigi, Berlino, Chiang Mai (Thailiandia), Budapest, Kortrijk (Belgio), Amsterdam, Marrakesh, Uppsala, nell’arco di tredici anni, dal 2003. La versione viennese, l’ultima del ciclo, è stata organizzata da Georg Weckwerth (Tonspur), con la collaborazione tra gli altri della TBA e dell’Università di Arti Applicate.

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“Si tratta di un meraviglioso esempio di arte in spazi pubblici -mi racconta Georg- I suoni sono protagonisti. Invece di esporre oggetti, dipinti, sculture, installazioni, noi esponiamo sonorità in uno spazio. E le facciamo dialogare con ciò che hanno attorno”.

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Un container e un generatore

Il cuore della mostra è una centralina che si trova in un container a Girardi Park. Un’apparecchiatura che governa elettronicamente l’hardware che diffonde le sonorità nelle cavità fognarie sotterranee. Per garantire elettricità ad alto voltaggio un generatore alimenta il tutto.

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Nel solco della musica elettronica viennese

Tra gli artisti che hanno collaborato con le loro composizioni sonore a questa ultima edizione di Freq_Out ci sono: Hans-Joachim Rodelius, tedesco, 84enne, padre e pioniere della musica elettronica e maestro di Brian Eno, e Peter Rehberg, musicista britannico, che vive a Vienna dagli anni ’90.

Un tour fuori programma solo per me

ll tour dura mezz’ora. Si scende in gruppi di venti persone, tutte munite di elmetti protettivi.

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Nel mio giro per gli antri oscuri dell’intricato mondo sotterraneo viennese la mia guida, Georg Weckwerth, mi concede un piccolo fuori programma. Visito, infatti, un paio di ambienti e gallerie che non fanno parte del percorso della mostra.

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Eppure anche qui i suoni delle opere d’arte di Freq_Out 12 si sentono forti e chiari. È una magia irripetibile. Mi sento davvero come un bambino, eccitato all’idea di mettere piede nelle mitiche location de Il Terzo Uomo, capolavoro della cinematografia al quale sono personalmente molto legata e che ho visto diverse volte da quando vivo a Vienna.

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Cunicoli dove l’acqua scorre placida e a tratti con più veemenza, tunnel e volte a botte, passaggi nascosti. Uno spettacolo straordinario, con il loop che mixa 12 frequenze di suoni che rimbalzano, si diffondono e si amplificano tra archi e anfratti.

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Altre due installazioni distaccate

Ci sono altre due installazioni satelliti che fanno parte del progetto, sempre ispirate a Il Terzo Uomo: una in un locale della Wiener Linien, nel sottopassaggio della metropolitana di Karlsplatz, con sonorità e video-proiezioni realizzata dall’artista austriaca Sabine Groschup, e un’altra sempre sonora che comprende anche una registrazione del fiume Wien al Museums Quartier nel Tonspur Passage, realizzata dal musicista e compositore svedese BJ Nilsen. La mostra sarà aperta fino al 1 maggio, dalle 12:00 alle 20:00.

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