Presidenziali nel caos: si riapre il duello?

Caos in Austria. Prima il duello serrato alle presidenziali vinto per un pugno di voti da Alexander Van der Bellen. Poi il ricorso presentato dal candidato dell’FPÖ Norbert Hofer per presunte irregolarità nel conteggio dei 759.968 voti postali e su una possibile alterazione del risultato elettorale. Ora l’attesa è tutta per il verdetto della Corte Costituzionale (Verfassungsgerichtshof), chiamata a pronunciarsi in merito, per stabilire se ci siano stati brogli. Un verdetto atteso per domani.

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L’Hofburg-gate si ingigantisce di giorno in giorno. Sullo spoglio delle schede emergono pasticci e approssimazione. In alcuni distretti, 6 per l’esattezza, c’è stata la violazione delle procedure: le schede postali sono state scrutinate in anticipo rispetto alle norme previste dalla legge. L’audizione di oltre 67 testimoni, da 20 distretti, che hanno deposto nell’arco di 30 ore davanti ai 14 giudici costituzionali, ha fatto luce su una gestione tutt’altro che precisa e rispettosa delle regole. Le polemiche imperversano sui media. Risultato: la confusione regna sovrana sulla successione della Presidenza della Repubblica austriaca. Van der Bellen si insedierà davvero l’8 luglio all’Hofburg

I numeri della contesa

In questo clima di incertezza esistono alcuni punti fermi: 759.968 è il numero totale di voti postali del ballottaggio. 217.000 gli elettori in più rispetto alla prima tornata del 24 aprile, che hanno esercitato il proprio diritto-dovere di voto in anticipo con il voto postale. 40.000 sono i residenti all’estero. 740.339 i voti validi. Di questi il 61,8% si è espresso a favore i Van der Bellen, il 38,2% ha votato per Hofer.

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Stop ai voti postali?

Heinz-Christian Strache, leader dell’FPÖ, chiede a gran voce che la pratica del voto postale, in vigore in questi termini dal 2007, abbia termine, rimanendo esclusiva prerogativa di chi vive all’estero. Ma la Corte Costituzionale non si pronuncerà su questo. Deve decidere se le irregolarità hanno causato brogli e un cambio del risultato elettorale.

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Le due parti a confronto

Secondo i legali di Van der Bellen l’impianto accusatorio del ricorso di Hofer è quasi crollato. Neanche i delegati dell’FPÖ presenti nelle sedi dei seggi hanno mai segnalato brogli. Quanto è emerso finora dalle testimonianze e dalle deposizioni non avrebbe evidenziato alcuna modifica del risultato elettorale. E le irregolarità nelle procedure di spoglio sembrerebbero non aver prodotto alterazioni. Ma la vittoria dell’economista è stata ottenuta con appena 31.026 voti di scarto. Per gli avvocati di Hofer, invece, entrambi i candidati sono vittime, di un sistema che non funziona.

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Il costo di nuove elezioni

Andare a nuove elezioni in autunno significherebbe un esborso di danaro notevole per le casse dello Stato che paga 83 centesimi per ognuno dei 6,3 milioni di elettori, per un totale di 5,2 milioni di euro. Non solo lo Stato, a pagare salato sarebbero anche i due candidati per allestire nuovamente le rispettive campagne elettorali a partire dal 6 luglio per alcuni mesi. Poi si sommano 7,8 milioni di euro di spesa aggiuntiva a carico delle comunità. Più circa 2 milioni di euro per la ristampa delle schede per il voto postale.

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Fiducia nella giustizia

Si è detto fiducioso nella giustizia Alexander Van der Bellen, che per la prima volta ha preso posizione dalla sua elezione. “Siamo austriaci e anche se la pensiamo diversamente apparteniamo allo stesso Paese e crediamo nella democrazia, nelle sue leggi e nelle sue istituzioni -ha dichiarato Van der Bellen- Il rispetto delle regole è alla base della nostra Repubblica. E dobbiamo ricordarcene in questi giorni nei quali la Corte Costituzionale si sta per pronunciare sull’esito del voto del ballottaggio. Non tutti saranno contenti del verdetto. È diritto di tutti appellarsi alle istituzioni austriache e un dovere di tutti rispettare il giudizio della Corte, che ora deve poter lavorare in un clima sereno”.

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Cosa ha fatto vincere Van der Bellen?

Un uomo delle istituzioni, un garante del rispetto delle leggi, un Presidente super partes. Questo sembra per l’equilibrio e la misura delle sue dichiarazioni Alexander Van der Bellen. Ma cosa ha portato l’economista a vincere la sfida elettorale del 22 maggio? Ursula Berner Consigliere di Distretto dei Verdi e Presidente della Commissione Cultura del distretto Neubau, ha le idee chiare in proposito.

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“Van der Bellen si è mostrato come una persona dalle vedute aperte. Dialogante e aperto sia a sinistra, sia con i conservatori, o almeno verso parte di essi -mi spiega Ursula Berner– Van der Bellen può unire gli austriaci. Questo è ciò che vuole e ha sempre detto nel corso della campagna elettorale”. Inoltre ha giocato a suo vantaggio anche la sua storia politica, che “lo rende credibile, viene dal partito socialdemocratico e ha anche molta esperienza in ambito europeo, ambiente nel quale tutti hanno stima di lui -sottolinea Ursula Berner– Riesce ad essere affidabile e la gente percepisce la sua competenza e sa che saprà fare le cose giuste”.

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Una spinta dal nuovo Cancelliere

“Un’altra cosa che può essere stata determinante è stata anche il cambio di leadership nel partito socialdemocratico -racconta la Berner- Forse se Werner Faymann fosse rimasto alla guida dell’SPÖ e in carica come Cancelliere Federale, le elezioni presidenziali sarebbero potute andare in modo diverso”. Non si tratta di una questione legata a Faymann, come persona, ma a come i socialdemocratici hanno agito in passato e fino all’entrata in scena del Cancelliere Christian Kern, fresco di mandato. “Appena è arrivato Kern anche l’ÖVP ha dato l’impressione di cambiare toni -dice la Berner- in Parlamento, quando li ho ascoltati, si è percepito un cambiamento di atteggiamento, di atmosfera. E questo clima rinnovato ha avuto un influsso benefico anche per le elezioni presidenziali”.

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Voglia di cambiamento

“Sono convinta che molte delle persone che hanno votato per Hofer in fondo volessero un cambiamento, un reale cambio di passo -evidenzia la Berner- Non credo che in Austria ci sia stata una svolta di tipo fascista”. Tradizionalmente il partito socialdemocratico e i popolari hanno gestito l’Austria spartendosi il potere. “SPÖ e ÖVP si sono divisi l’intero Paese sotto le loro sfere di influenza, gestendo tutto come se fosse un proprio feudo -rilancia la Berner- Tutto era o rosso, o nero, e i cittadini erano stanchi di questa gestione, soprattutto i giovani”.

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Anche Van der Bellen rappresenta il cambiamento, ma è una figura politica difficile da digerire per chi sia su posizioni più conservatrici. “La destra ha fatto in modo di farlo apparire ancora più di sinistra e radicale di quanto non sia realmente -sottolinea la Berner- Per noi Verdi che lo conosciamo bene, tutto questo era ridicolo. Van der Bellen non ha mai fatto parte della corrente più di sinistra dei Verdi, anzi è stato criticato per essere un liberale. Sì, proviene dai socialdemocratici, ma nell’SPÖ ci sono varie anime e lui non apparteneva certo a quella di sinistra”.

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Da Van der Bellen una spinta europeista

Con il passare del tempo e se la Corte Costituzionale non si pronuncerà in modo diverso, tutti gli austriaci si abitueranno all’idea che lui sia il Presidente Federale. “Sono certa che Van der Bellen, attraverso la sua partecipazione a eventi pubblici, o a dibattiti pubblici, saprà convincere i cittadini, sarà il Presidente di tutti gli austriaci -racconta la Berner- Il Presidente della Repubblica in Austria è una figura rappresentativa, è importante il suo ruolo per intrecciare rapporti con altri Paesi, partnership economiche che possano sfociare in nuove opportunità e nuovi posti di lavoro, e in questo Van der Bellen dimostrerà di essere abile”. La speranza di Ursula Berner è che dall’economista arrivi una spinta europeista, che possa essere determinante nel sollecitare e ottenere dall’Ue un cambio di atteggiamento riguardo ad alcuni temi come per esempio la crisi dei rifugiati e l’attuazione di riforme. “Lui non è un politico attivo e quindi può essere portatore di discussioni libere dalle logiche dei partiti. Sarà anche importante vedere come agirà il nuovo Cancelliere Kern”.

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Una risposta a “Presidenziali nel caos: si riapre il duello?

  1. Non credo che ci siano stati brogli.Comunque si vede il malcontento della popolazione(a livello europeo).Il carrozzone europeo fa acqua da tutte le parti.In Austria una coalizione di partiti ha sconfitto di poco la destra,in Francia la stessa cosa.Ma gli eurocrati a Bruxelles non hanno ancora capito che metà della popolazione Austriaca ha votato destra e in Francia il primo partito é quello della Le Pen!

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