Germania: raid anti-salafita, allarme in Austria

Una maxi operazione anti-terrorismo è stata condotta oggi in Germania. Centinaia di poliziotti sono entrati in azione stamani all’alba. Perquisiti oltre 200 tra moschee, appartamenti, uffici, centri culturali, in ben 10 diversi Stati federali tedeschi. Nel mirino organizzazioni salafite accusate di alimentare il fenomeno dello jihadismo. Bandita in Germania Die wahre Religion (La vera religione) del predicatore radicale Ibrahim Abou-Nagie, che distribuisce gratuitamente per strada copie del Corano attraverso un programma chiamato Lies! (Leggete!). L’accusa è di fare proselitismo e reclutare jihadisti, giovani miliziani pronti a combattere per la guerra santa in Siria e in Iraq, in netto contrasto con l’ordine costituzionale tedesco, con l’idea di comprensione internazionale e diffondendo ideali totalitari.

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Altissimo l’allarme anche in Austria, dove Die wahre Religion opera attivamente. Da tempo è acceso il dibattito legato alla sua messa al bando, ma finora non è stato preso alcun provvedimento concreto. Forse l’operazione portata a segno dalle autorità tedesche potrebbe accelerarne l’eventuale messa al bando anche in Austria. 

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La netta condanna in Germania

Il bando di Die wahre Religion (DWR) è un importante segnale al terrorismo islamico per il Ministro dell’Interno tedesco Thomas de Maizière, che ha dichiarato: “Non c’è posto per il radicalismo islamico in Germania, difendiamo la democrazia, ma non possiamo tollerare estremismo islamico e violenza. La libertà di culto non può consentire che vengano regolarmente infrante le regole base sulle quali si fonda la nostra società”. Setacciati soprattutto gli Stati tedeschi di Nord Reno-Westfalia, Assia e Amburgo.

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Posizione attendista in Austria

La collaborazione tra Germania e Austria è strettissima in queste ore. L’intelligence austriaca tiene sotto controllo da tempo l’attività di Die wahre Religion, come sottolinea il portavoce del Ministero dell’Interno austriaco Karl-Heinz Grundböck. “La distribuzione di scritti religiosi non rappresenta di per sé un reato” ha detto Grundböck. Al momento non sono state stabilite connessioni di tipo criminale tali da giustificare la chiusura e la messa al bando di DWR, cosa che dovrà essere giudicata in conformità alla legge austriaca. Insomma dovrà essere il governo federale a stabilire il da farsi, sulla base di quanto prevede il sistema legislativo austriaco. Se l’FPÖ chiede a gran voce la messa al bando di DWR, il dibattito in Austria è ancora aperto, malgrado il problema sia noto da tempo.

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La situazione in Austria

Die wahre Religion e il suo programma Lies! sono davvero pericolose? “Sì e no -mi spiega Werner Reisinger giornalista della Wiener Zeitung- Quasi tutti i giovani jihadisti che sono diventati veri combattenti provengono dall’ambiente salafita. Si tratta di un network che contribuisce al diffondersi della radicalizzazione e crea un bacino dal quale attingere per trovare nuovi adepti e miliziani”. Indubbiamente l’intelligence austriaca monitora da vicino e con grande attenzione anche tutta quella galassia di organizzazioni più piccole, sempre legate all’ambiente salafita, e tutte quelle moschee guidate da imam radicali, sparsi un po’ ovunque a Vienna e in Austria. “A livello locale esistono i governatori di alcuni distretti che hanno preso iniziative contro Lies! -rilancia Reisinger- Però manca ad oggi una vera azione federale”.

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La connessione bosniaca

Massiccia è la presenza sul territorio austriaco di islamici radicali provenienti soprattutto dalla Bosnia. Fortemente radicata anche la presenza di Ceceni. Negli ultimi mesi la corte di Graz è stata molto attiva contro il terrorismo e i suoi network. È stato processato e condannato a 8 anni di carcere Fikret Begic, predicatore bosniaco, per aver reclutato jihadisti per l’ISIS. Alcuni mesi fa è stato condannato anche Mirsad Omerovic, predicatore di origini serbo-bosniache, noto come Ebu Tejma. La corte di Graz gli ha dato 20 anni di reclusione con l’accusa di aver reclutato jihadisti tra centinaia di ragazzini minorenni.

I foreign fighter in Austria

Da non trascurare il fenomeno dei foreign fighter. Negli ultimi tre anni 270 austriaci si sono recati in Siria, o in Iraq, per arruolarsi nelle milizie di Daesh. Un numero consistente soprattutto se si rapporta alla popolazione austriaca che è di poco più di 8 milioni e mezzo di abitanti. L’Austria è infatti al secondo posto nell’Unione europea dopo il Belgio, nella classifica dei Paesi con il maggior numero di foreign fighter pro capite. 150 dei 270 foreign fighter austriaci sono di origini cecene, e non stupisce visto che la comunità cecena in Austria è di circa 30.000 persone. Gli altri 120 foreign fighter sono per lo più bosniaci. Sono 80 i foreign fighter che hanno fatto ritorno in Austria dopo aver combattuto per l’ISIS e rappresentano una potenziale minaccia in quanto ben addestrati e pronti all’azione non solo sul suolo austriaco, ma anche in Europa.

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I numeri del fenomeno jihadista

In Germania sono oltre 500 i giovani coinvolti, 60 le iniziative legate a Lies! (Leggete!), 140 gli attivisti che sono andati in Siria e Iraq per combattere al fianco dell’ISIS. L’organizzazione salafita legata a Abou-Nagie è tra l’altro responsabile di aver messo online almeno 2.000 video di propaganda jihadista. Alla fine di Ottobre erano 9.200 i salafiti in Germania. I potenziali terroristi, tra uomini e donne, si aggirano attorno ai 1.200. Mentre sono 870 i miliziani partiti dalla Germania per combattere nelle fila di Daesh, in Siria e Iraq.

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