La primavera di Bucarest e le sue voci

L’enorme spazio antistante il palazzo sede del Governo, Piata Victoriei, continua ad essere gremito di persone, che si riuniscono lì ogni sera. Sono scesi a migliaia in piazza contro la corruzione. Più di mezzo milione, forse addirittura 600.000 persone in tutte le principali città della Romania. Domenica sera erano in più di 250.000 a Bucarest per chiedere le dimissioni del governo e nuove elezioni. C’è chi l’ha già definita la primavera romena. Un’immensa folla, come non si vedeva dalla caduta del comunismo nel 1989. La protesta va avanti. Ieri c’erano 25.000 persone, ma era una serata freddissima e ventosa, e poi sono sette notti di seguito che i dimostranti si radunano. Nuovi assembramenti e manifestazioni davanti alla sede dell’esecutivo sono previsti nei prossimi giorni e una grande dimostrazione, dove sono attese migliaia di persone, dovrebbe tenersi da giovedì a sabato a Piata Victoriei: Toata La Romania Vine La Bucuresti.

Una moltitudine di manifestanti ha incalzato il governo per giorni, perché quel decreto, l’ordinanza numero 13, che avrebbe agito come un colpo di spugna su alcuni reati di corruzione venisse ritirato. Il braccio di ferro è durato per molte notti. Poi, sabato sera, l’annuncio del Primo Ministro Sorin Grindeanu e la convocazione straordinaria del Parlamento domenica, per annullare il decreto. Lo abbiamo fatto per non dividere il Paese, ha detto il Premier.

Ma quelle migliaia di dimostranti non si fidano e il ritiro del decreto salva corrotti non basta più. Vogliono far sentire la loro voce, vogliono che il governo si dimetta, e l’ala più radicale vuole tornare a votare. 

I colori della piazza

È una protesta composita. Vi partecipano dimostranti eterogenei: ci sono intere famiglie con bambini e tantissimi giovani, che di fronte alla scarsa offerta politica hanno preferito non votare alle ultime elezioni. Ci sono anche elettori del PSD, delusi da un provvedimento che fa fare marcia indietro alla Romania, dopo il giro di vite contro la corruzione dilagante nell’amministrazione della cosa pubblica.

Nessuno vuole tornare indietro, nessuno vuole lasciare impuniti politici e amministratori corrotti, che per troppi anni hanno perseguito i propri interessi, impedendo al Paese di crescere e svilupparsi. Ma questo decreto approvato in tutta fretta il 31 gennaio notte, senza che facesse parte del programma di governo, e che sarebbe diventato legge il 10 febbraio, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Ecco perché così tanti romeni continuano a radunarsi a Piata Victoriei (Piazza della Vittoria), per manifestare. Il clima della dimostrazione domenica sera era pacifico, ma esiste il rischio che la situazione degeneri, con disordini e scontri.

Come si coordinano i manifestanti?

La protesta si organizza su internet. Fondamentali i social media, soprattutto Facebook e Twitter. Imperversa l’hashtag #REZIST (RESISTERE), oppure #VAVEDEM (VI OSSERVIAMO).

Toata La Romania Vine La Bucuresti, la tre giorni in piazza dal 9 all’11 febbraio, ad esempio, sta prendendo forma attraverso un tam tam su Facebook. Per ora vi hanno aderito 13.000 persone, ma sono interessati in oltre 15.000 e l’invito è stato mandato a 56.000 utenti Facebook.

Screen Shot

Si definiscono un movimento apolitico, che lotta per i propri diritti e che si mobilita contro la corruzione. Vorrebbero organizzare un’opposizione vera partendo da tutte quelle migliaia di romeni scesi in piazza in questi sette giorni.

In cosa consisteva il decreto?

Ad essere depenalizzati sarebbero stati tutti quei reati nei quali le somme di danaro oggetto di corruzione fossero state inferiori ai 44.000 euro. Un provvedimento preso per impedire l’affollamento delle carceri, dice il governo, composto dal Partito socialdemocratico e dai liberali di ALDE. La gente, però, ritiene che fosse stato confezionato apposta per salvare il leader del PSD, Liviu Dragnea, accusato di essersi impossessato di soldi pubblici per una cifra che si aggira sui 24.000 euro. Con Dragnea anche altri politici corrotti avrebbero tratto beneficio dall’entrata in vigore dell’avversato decreto.

“Noi continueremo a protestare. Resteremo qui a controllarli. Non ci fidiamo di questo governo che pensa solo ai propri interessi -mi dice Razvan, in piazza fin dal primo giorno- Questo movimento non è né di destra, né di sinistra. Noi siamo cittadini che combattono contro la corruzione e chiediamo che la cosa pubblica sia amministrata con onestà”.

Infatti si vedono striscioni che chiedono soprattutto giustizia, onestà. Padri con i figli piccoli sulle spalle, giovani che gridano a gran voce stop alla corruzione, perché il futuro non gli venga rubato. Anche il Presidente della Repubblica Klaus Iohannis ha appoggiato le rimostranze dei cittadini e ha tenuto un discorso al Parlamento nel quale ha chiesto che tipo di nazione voglia diventare la Romania, “se un Paese che rispetta la legge, forte e prospero, oppure debole e reietto”. Il Presidente della Repubblica ha anche sottolineato che il semplice ritiro del decreto, l’ordinanza 13, non sia abbastanza e ha sollecitato a indire un referendum, per chiedere cosa ne pensino i romeni. Se da un lato nel suo discorso Iohannis ha sottolineato che andare a nuove elezioni sia forse eccessivo, dall’altro esiste un problema e al governo, che lo ha creato, spetta risolverlo. Mentre il Presidente Iohannis pronunciava queste parole i deputati di PSD e ALDE, i due partiti della coalizione che governa il Paese, sono usciti dall’Aula. Ed è allora che il Presidente ha detto che: “la Romania ha bisogno di un governo forte, che agisca nella trasparenza, senza sorprese e capace di prendere decisioni alla luce del sole, non di nascosto nel cuore della notte”.  

Non cede il Premier Grindeanu

Non intende dimettersi il Primo Ministro Sorin Grindeanu, lo ha detto chiaramente ieri. Dopo aver ritirato il decreto non accenna a fare alcun passo indietro.

Anzi ci riprova, chiedendo al Ministro della Giustizia la stesura di una nuova bozza di legge che possa essere discussa in Parlamento, possibilmente su una base condivisa, che una volta approvata sia sottoposta a una pubblica consultazione. Sembra che ad essere stato eliminato dalla bozza di legge sia solo il paragrafo relativo alla depenalizzazione di reati che implichino somme inferiori ai 44.000 euro. Inoltre il Premier Grindeanu avrebbe chiesto un resoconto sull’accaduto sempre al Ministro della Giustizia, Florin Iordache, responsabile del disastro prodotto dal controverso decreto.

È forse il segnale che la testa di quest’ultimo possa essere la prima a cadere per tacitare la folla di dimostranti? Ma basterà eventualmente l’uscita di scena di Iordache a porre fine alle proteste? L’opposizione promette battaglia. Il Parlamento potrebbe discutere la nuova bozza oggi e il governo di coalizione ha i numeri per approvarla. Però l’opposizione sembra abbia preparato una mozione di sfiducia per il Ministro della Giustizia Iordache.

Cittadini che difendono i loro diritti o un’ondata populista?

La Romania non è nuova a imponenti sollevazioni di piazza. Nel novembre 2015, Viktor Ponta, allora Premier e anch’egli socialdemocratico, era stato costretto a dimettersi per una massiccia protesta popolare. A scatenare i dimostranti un incendio in un night club di Bucharest, dove persero la vita 64 persone. In quella circostanza i cittadini scesi in strada a protestare attribuirono proprio alla corruzione la responsabilità dell’incidente.

Stavolta si tratta di migliaia di cittadini animati da spirito giustizialista, o al contrario mossi dal timore che il Paese scivoli verso una deriva autoritaria? Si tratta di attivisti che lottano per un Paese migliore, o sono esaltati nazionalisti?

La corruzione è una piaga endemica che affligge la Romania da sempre. Il volto simbolo del Direcţia Naţională Anticorupţie (Direttorato Nazionale Anticorruzione) è Laura Codruţa Kövesi, il Procuratore Capo della lotta alla corruzione. È lei che ha dato inizio a una sorta di Mani Pulite romena. L’idea che il nuovo corso intrapreso grazie alla Kövesi possa essere frenato e arenarsi è la più grande paura di chi continua a scendere in strada a manifestare.

Le voci della protesta

Non si fidano del governo. Alcuni sono studenti. Altri tra i 20 e i 30 anni lavorano per compagnie internazionali, nel mondo della pubblicità, o nelle pubbliche relazioni. Altri più maturi, tra i 30 e i 40, sono liberi professionisti, o hanno esercizi commerciali.

Hanno detto bugie così tante volte. Non ci si può fidare di questo governo. Ci prendono in giro. Il governo ha detto che noi manifestanti siamo pagati da George Soros, che il Presidente Iohannis ci ha istigato a scendere in strada e protestare. Ma come si può pensare che oltre 300.000 persone siano state manipolate? Come si può pensare che non siano informate e non agiscano per libera scelta? Significa negare che abbiano spirito critico” mi dice Laura.

Pensano di organizzare un’alternativa politica proprio dalle migliaia di romeni mobilitati in piazza. “Appena salgono al potere iniziano ad arricchirsi. Non abbiamo paura, scendiamo in piazza e siamo sicuri del nostro successo. Questa è una grande vittoria a lungo termine. Questo movimento di piazza creerà partecipazione, riavvicinerà alle urne i cittadini che non sono andati a votare alle ultime elezioni, permetterà alla gente di far sentire la propria voce” mi dice con entusiasmo Ruxandra.

Ma per organizzare un’opposizione seria e strutturata occorre tempo ed energia. “Al momento non c’è un’opposizione. La destra non è abbastanza forte. La sinistra è troppo corrotta. USR Uniunea Salvați România (Unione per Salvare la Romania) sta iniziando, ma ci vuole tempo perché cresca. Sono al 10%, ma sono ancora deboli. USR ha protestato all’interno del Parlamento, ha posto domande scomode, facendo ciò che nessun altro partito ha fatto” evidenzia Laura.

Dico loro che però il PSD ha vinto le elezioni dello scorso dicembre e con un abbondante 46%. “Hanno vinto con 3.200.000 voti. Non possono fare ciò che vogliono. Alle elezioni di dicembre c’è stata un’affluenza del 39,5%. Di quella porzione che ha votato il PSD ha preso il 46%. Non è esattamente ciò che si dice un’ampia maggioranza” mi spiega Karin.

La destra e la sinistra sono categorie obsolete in Romania. “Qui non è questione di differenze tra destra e sinistra, bensì tra corrotti e non corrotti” afferma sicura Ruxandra.

Accusano il PSD di nepotismo: “Adriana Nica, amante dell’ex sindaco di Bucharest Sorin Oprescu, è stata nominata senza adeguati titoli o esperienze, manager dell’Ospedale Universitario, dal Ministro della Salute Florian Bodog”. racconta Razvan. “Più che aiutare gli amici, il governo sta aiutando direttamente se stesso. Comunque per me la protesta non si riduce contro il PSD, personalmente sono contro tutti i partiti che non fanno niente contro la corruzione. Stavamo andando sulla strada giusta con il nostro sistema giudiziario che funzionava bene, stavamo facendo pulizia, ma con questo decreto si torna ai tempi in cui la corruzione era al di sopra della legge. Tenerli sotto controllo, questo è ciò che stiamo facendo” sottolinea Karin.

Lanciano accuse pesanti sulle reali motivazioni degli ultimi provvedimenti governativi. “Oltre all’ordinanza numero 13 c’è la numero 9 che è già passata e che consente al governo di distrarre risorse destinate a istituzioni che ne hanno bisogno, come ad esempio il settore sanitario, verso altre, come il budget per lo sviluppo, che invece non subiscono troppi controlli e danno modo di effettuare spese rimanendo impuniti. Insomma stanno sperperando le riserve del Paese senza rendere conto a nessuno” mi spiega Razvan. “Si è trattato di un piano attuato in due tempi. Prima, con l’approvazione dell’ordinanza numero 9, hanno stornato fondi e risorse da istituzioni controllate ad altre dove rubare, o spendere senza dover rendere conto a nessuno è più facile. Poi hanno depenalizzato i reati di corruzione per non poter essere perseguiti, con l’ordinanza numero 13” mi dice Ruxandra.

Il Direcţia Naţională Anticorupţie (Direttorato Nazionale Anticorruzione) è il loro faro, per non rimanere impantanati nelle secche del malaffare.  “Non importa di che colore sia chi ci governa, se sia di destra o di sinistra, abbiamo bisogno di una politica libera dalla corruzione. È prioritario fermare la corruzione. Negli ultimi anni il nostro DNA (Direttorato Nazionale Anticorruzione) era molto attivo e ha spedito in galera molti politici corrotti. Il governo era impaurito, così ha fatto passare questo decreto per disperazione. È senza vergogna. La nostra arma migliore è scendere in piazza e tenere l’esecutivo sotto pressione” rilancia Razvan.

Sempre domenica c’è stata una contromanifestazione, contro la presa di posizione del Presidente Iohannis. Si è svolta davanti alla sede della Presidenza della Repubblica e vi hanno preso parte 3.000 persone, tutte a sostegno dell’esecutivo. La situazione di stallo sembra destinata a perdurare. Mentre, oltre allo scontro tra cittadini ed esecutivo, sembra profilarsi anche un possibile conflitto istituzionale tra Governo e Presidente della Repubblica.

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