Tensione tra Austria e Turchia

Ancora una volta c’è tensione tra Austria e Turchia. Il Ministro dell’Economia turco, Nihat Zeybekci, si è visto negare l’ingresso in Austria. A comunicare la notizia è stato Sebastian Kurz (ÖVP), a capo del dicastero degli esteri. È sua la decisione di non consentire l’entrata sul suolo austriaco al Ministro turco Zeybekci, che avrebbe dovuto prendere parte a un’iniziativa commemorativa dello sventato golpe del 15 luglio 2016, in programma domenica prossima, a Vienna Liesing, nel 23esimo distretto. L’apparizione pubblica di Zeybekci “potrebbe essere una minaccia all’ordine pubblico e alla sicurezza dell’Austria”, ha dichiarato ai media Kurz. Se invece di partecipare unicamente a questa manifestazione, Zeybekci “fosse venuto per incontri bilaterali, ovviamente sarebbe stato il benvenuto”, si è affrettato a puntualizzare Kurz.

Secondo Karl-Heinz Grundböck, Portavoce del Ministero dell’Interno federale, il divieto di entrare in Austria, per motivi legati alla sicurezza e all’ordine pubblico, è di esclusiva pertinenza e discrezionalità del Ministro degli Esteri. Quella del Ministro Kurz non sembra però essere una mossa isolata, da cui tutte le altre forze politiche si dissocino. Insomma, non sarebbe una delle solite esternazioni shock del Ministro degli Esteri e leader del Partito popolare, fatte esclusivamente per attirare l’attenzione dei mezzi di comunicazione a fini elettorali. Infatti, a fargli eco e a sposare integralmente la posizione di Kurz è anche la Cancelleria federale, per bocca del portavoce Nikolai Moser: “Abbiamo dovuto prendere questa misura nei confronti della Turchia, per un valido motivo. Dobbiamo evitare che il conflitto interno al Paese possa avere ripercussioni e generare disordini qui in Austria. Naturalmente condanniamo duramente il tentativo di colpo di stato dell’anno scorso” si è premurato di aggiungere il portavoce del Cancelliere Christian Kern, per evitare pesanti crisi diplomatiche. Una decisione, quindi, presa dal Ministro degli Esteri di concerto con il Cancelliere federale. Lo stesso Sebastian Kurz ha ribadito in modo deciso la condanna del golpe di un anno fa. Al tempo stesso, però, ha sottolineato come Vienna condanni anche le epurazioni e le misure liberticide che hanno messo a serio rischio i diritti umani in Turchia, “a seguito dell’ondata di arresti di massa perpetrata dal governo turco dopo il tentato putsch”, nonché “con la restrizione della libertà di espressione e di stampa conseguente allo sventato colpo di stato”. La Turchia accusa l’Austria di non difendere con onestà i valori democratici e oggi sui media turchi infuria la polemica, al punto che organi di stampa vicini al Presidente Recep Tayyip Erdogan accusano Vienna di essere dietro al tentato putsch dello scorso anno. Vibrate critiche arrivano anche dall’Unione dei turchi europei democratici (UETD – Union Europäisch-Türkischer Demokraten in Österreich), l’associazione che ha organizzato l’incontro al quale avrebbe dovuto presenziare il Ministro dell’Economia Zeybekci, che definisce “antidemocratico” il bando imposto da Sebastian Kurz. Grida allo scandalo Hürriyet, il principale quotidiano turco, e piovono sull’Austria accuse di arroganza. 

Quello di Kurz è puro populismo

Ramazan Aktas, Portavoce dell’UETD (Unione dei turchi europei democratici), ha rincarato la dose definendo il divieto di accesso sul suolo austriaco imposto da Sebastian Kurz come l’ennesima prova di “un atteggiamento dichiaratamente populista”.

BMEIA / Dragan Tatic

L’associazione è rappresentata in molti Paesi europei ed è vicina all’AKP, il partito del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan. “Il nostro intento -ha proseguito Aktas- è anche quello di dimostrare quanto democratica sia la Turchia”, anche se per mesi i media austriaci hanno dipinto il nostro Presidente Erdogan come un dittatore. Rincara la dose Aktas, dicendo che “ogni settimana in Austria vengono tollerate manifestazioni e iniziative promosse e organizzate dal PKK”. Questa frizione diplomatica tra Austria e Turchia si consuma proprio mentre decine di migliaia di turchi sono scesi in piazza a Istanbul per prendere parte alla “marcia per la giustizia”, iniziata 25 giorni fa ad Ankara e promossa dal principale partito di opposizione, il Chp.

Auspica invece una ricomposizione della frattura tra i due Paesi la Türkische Kulturgemeinde in Österreich (TKG), la Comunità culturale turca in Austria: “Entrambi i Paesi dovrebbero mostrare empatia e rispetto per gli affari interni, soprattutto in questi tempi così difficili. Siamo convinti che tanto il governo austriaco, quanto il Ministro degli Esteri esprimeranno solidarietà ai parenti delle vittime del colpo di stato”.

Zeybekci ci riprova il 27 luglio

Mentre non si placano le polemiche il Ministro dell’Economia turco Nihat Zeybekci fa sapere che, “malgrado la spiacevole attitudine mostrata da Vienna”, è intenzionato fare una trasferta nella capitale austriaca il prossimo 27 luglio. In questa occasione Zeybekci dovrebbe parlare di economia. Per la Turchia l’Austria è un partner commerciale importante, un mercato che per l’export turco vale un fatturato di 2,3 miliardi di euro. Il governo turco, infatti, punta a far crescere ulteriormente questo volume di affari e la visita di fine luglio potrebbe avere anche questo scopo. Dal canto suo Sebastian Kurz si dice apertissimo a qualunque incontro bilaterale, anche se né lui, né il Ministro dell’Economia Harald Mahrer hanno finora ricevuto alcun annuncio formale della visita di Zeybekci.

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