Il bitcoin verde, una truffa?

Vienna introduce i primi bitcoin ecologici, prodotti con energia rinnovabile. La startup Hydrominer, per ovviare all’enorme dispendio di elettricità legato al processo di mining, ha deciso di servirsi di piccoli impianti di energia idroelettrica. Un problema particolarmente sentito quello dei consumi legati alla produzione di cryptocurrency. Basti pensare che una delle più grandi fabbriche al mondo dove si fa mining, che si trova in Cina, pari al 4% del network complessivo mondiale, paga bollette salatissime da 39.000 dollari al giorno. Mentre lo 0,13% dell’elettricità globale è assorbito per fabbricare bitcoin. A Vienna l’interesse per i bitcoin cresce in modo graduale e costante, tanto che meno di un anno fa, quando BTC aveva raggiunto quota 1.000 dollari, aveva aperto i battenti, in pieno centro città, la prima “banca” in bitcoin.

Al di là della svolta green impressa ai bitcoin, sembra, però, che la startup viennese di criptovaluta abbia violato alcune norme sul finanziamento dei capitali di mercato. Ecco perché nei bitcoin offerti dalla Hydrominer potrebbero esservi irregolarità. A metà ottobre, infatti, vi sarebbe stato il lancio sul mercato, la cosiddetta ICO, Initial Coin Offering. Un mercato, quello delle ICO, che sta vivendo un vero boom nel corporate finance. Ben 3 miliardi di dollari generati dalle transazioni corporate quest’anno, secondo Coindesk.com. La Hydrominer avrebbe convertito 3.2 milioni di dollari in Ethereum e la sua ICO è stata la terza fatta in Austria. Secondo alcuni esperti la FMA (Finanzmarktaufsicht Österreich), l’Autorità di vigilanza sul Mercato Finanziario, potrebbe aver già avviato un’indagine. Scopriamo di più su questi bitcoin verdi, amici dell’ambiente e sulle eventuali violazione di cui la startup di cryptocurrency viennese si sarebbe resa responsabile

Business model nel mirino

La FMA non conferma la procedura d’indagine sulla Hydrominer. Klaus Grubelnik, sentito dal quotidiano Der Standard, risponde così: “Non possiamo rilasciare alcun commento sulle investigazioni in corso”.  Per il momento non sembra essere stato notificato ancora nulla alla startup viennese. Nadine Damblon, Managing Director della Hydrominer, sempre sentita da Der Standard, ha dichiarato che ad essere sotto accusa è il business model, che non è piaciuto alla FMA. Ecco perché l’originaria idea di una struttura di dividendi pianificati, è stata sostituita da pagamenti mensili basati sul concept del coupon. Un modello di business che sembra sia costato alla società un certo numero di investitori, più attratti dal modello adottato nella fase iniziale. Rispetto a prima, però, il  cambiamento ha permesso alla startup di non avere problemi sotto il profilo legale.

Violazioni sulla responsabilità?

La Hydrominer sarebbe ancora in via di costituzione. Secondo la Handelsgericht Wien, la Corte Commerciale di Vienna, la richiesta di inserimento nel registro commerciale sarebbe stata presentata il 6 novembre, ovvero dopo il lancio dell’ICO. Sebbene per il legale che ha guidato i vari passi della startup viennese, questo ritardo nell’iscrizione al registro sia da considerarsi un’eccezione formale, che non crea problemi legali, per altri esperti sembrerebbe delinearsi come un’ulteriore irregolarità. Altra questione poco chiara: quale sia il quartier generale della Hydrominer. Al Café Cocoquadrat, uno spazio di coworking dove la startup è registrata, non si sa se e quante volte si riunisca lo staff. Altrettanto fumosa la collocazione degli impianti idroelettrici affittati e utilizzati. Waidhofen / Ybbs e Langenlois sarebbero le località. La segretezza, a detta del Managing Director Nadine Damblon, deriverebbe dalla necessità di proteggersi da eventuali concorrenti.

H2O token contro criptovaluta

Gli investitori della Hydrominer acquisterebbero dei cosiddetti token di H2O, che a loro volta si trasformerebbero in tempo di funzionamento dei computer, sui quali girano software speciali per la produzione di cryptocurrency. Un algoritmo dovrebbe calcolare il giusto mix di criptovalute. Entro febbraio 2018 la Hydrominer dovrà iniziare a produrre bitcoin, altrimenti gli investitori potrebbero anche ritirarsi dall’affare. Secondo alcuni esperti la startup viennese offrirebbe condizioni vantaggiose e guadagni notevoli, quadruplicati in due anni, a coloro che investono nei suoi H2O token. Però sembra che solo nelle clausole scritte in piccolo, risulti che non vi è alcuna garanzia dei ricavi sul mining.

Il fattore sicurezza tra fluttuazioni continue

La FMA e l’ESMA, la Commissione Europea per la Sicurezza e il Cambio hanno messo in evidenza che le ICO, Initial Con Offering, non sono né regolate, né supervisionate. Settore che, al contrario, necessiterebbe di una regolamentazione, soprattutto visto il valore che nelle ultime settimane hanno raggiunto i bitcoin. Dopo aver temporaneamente raggiunto quota 11.000 dollari, su due delle più importanti piattaforme di scambio come Bitstamp e Coinbase, i bitcoin sono crollati attorno ai 9.000 dollari, perdendone oltre 2.000 in 24 ore.

Blockchain e nuovo tipo di internet

Attualmente esistono oltre 1.000 criptovalute e non vi è alcuna certezza su quale sia destinata a prevalere sulle altre. Ecco perché Andreas Treichl, CEO di Erste Group, ed uno dei più longevi banchieri, ha dichiarato a Bloomberg TV che “ad un certo punto qualcuno darà lo stop”, prevedendo una battuta d’arresto attorno a quota 20.000-30.000 dollari.

Malgrado il possibile rischio bolla speculativa, molte banche, centrali e non, starebbero investendo in tecnologia blockchain, che per le sue caratteristiche di permettere alle informazioni digitali di essere distribuite e non copiate, viene considerata dagli esperti del settore l’ossatura su cui costruire un nuovo tipo di internet. Una rivoluzione destinata a cambiare l’internet a cui siamo abituati oggi. Più restia, invece, appare la Deutsche Bundesbank, che non prevede l’introduzione di digital central bank money, ovvero forme di criptovaluta simili al bitcoin nell’area euro. Anche se la Germania appare recalcitrante, la Banca Centrale Svedese sta già lavorando alla e-krona.

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2 risposte a “Il bitcoin verde, una truffa?

  1. Ma stanno dicendo che per usare i computer si sono messi un sistema ecologico per produrre energia elettrica? Ok e dove sarebbe la differenza se invece di “produrre” bitcoin, per quanto delle sequenze di 0 ed 1 possano esser considerate prodotti materiali, usassero i pc per i mille mila altri usi per cui è stato concepito? Spero non arriveremo a ridicolaggini come il marchio bio, ci mancherebbe solo quello! I biocoin!

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