Il talento del Cancelliere

Il Cancelliere Christian Kern sa sempre calibrare le parole e dispensarle al momento giusto. La frizione con l’Italia rischiava di sfiorare la crisi diplomatica. Kern ha rimesso le cose al loro posto. Sa dosare sapientemente i suoi interventi e quando decide di parlare lo fa con autorevolezza, imprimendo svolte decisive al dibattito interno e anche a quello internazionale. Così, come ha già fatto nei giorni scorsi, Kern ha rassicurato il nostro Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e poi ha rilasciato delle dichiarazioni che, non solo sono volte a rasserenare gli animi e rimettere sul binario giusto i rapporti con l’Italia, ma hanno anche un enorme valore politico interno. Parole, quelle usate dal Cancelliere Kern, che sono servite a rimettere in riga il proprio diretto rivale, il Ministro degli Esteri Sebastian Kurz, il giovane e rampante leader del Partito Popolare.

Kurz alimenta e mette in scena un’emergenza che non c’è, ha detto Kern, smontando come un castello di carte il gioco un po’ scorretto del suo spavaldo avversario politico, che non perde occasione per cavalcare posizioni oltranziste e discutibili, con il preciso intento di parlare alla pancia del Paese, cavalcando temi cari all’ultradestra. E se lo scontro in campagna elettorale si è trasformato in un duello tra i leader dei due partiti tradizionali, socialdemocratici e popolari, lo si deve proprio a Christian Kern. A suo tempo aver presentato il suo piano in sette punti per l’SPÖ ha consentito, in un colpo solo, di spostare la competizione su un altro terreno e, facendolo diventare un possibile partner di coalizione, di neutralizzare l’FPÖ, trasformandolo da protagonista delle elezioni politiche in uno sbiadito comprimario. “Il tema dei migranti deve restare fuori dalla campagna elettorale” è stato perentorio Christian Kern. Vediamo in dettaglio il discorso del Cancelliere e scopriamo cosa dicono i sondaggi sull’orientamento degli elettoriContinua a leggere

Grecia, un affare milionario

La solidarietà paga profumatamente. Aiutare la Grecia è stato un affare molto vantaggioso. All’Austria il finanziamento elargito ad Atene è fruttato 240 milioni di euro di interessi. A guadagnarci, però, non è stata solo Vienna. Anche la Germania ha messo a frutto la generosità mostrata nei confronti dell’indebitato governo ellenico.

Secondo il giornale tedesco Süddeutsche Zeitung, infatti, Berlino finanziando parte del debito greco avrebbe intascato 1,3 miliardi di euro. Nessuna speculazione, si tratta solo di normali interessi applicati sugli aiuti stanziati per soccorrere le disastrate finanze elleniche. Per il quotidiano austriaco Der Standard, che ha indagato sui ricavi ottenuti dal gesto di solidarietà nei confronti della Grecia, l’Austria ha erogato un prestito bilaterale di 1,56 miliardi di euro nel 2010, che ad oggi ha portato nelle casse della Repubblica federale austriaca ben 111,44 milioni di interessi. Ma c’è di più, al culmine della crisi greca, la Banca Centrale Europea ha iniziato a comprare bond greci e ha iniziato un programma di emergenza a sostegno delle economie dei Paesi membri più in difficoltà. A partire dal febbraio 2012 la BCE ha acquistato 42,7 miliardi di bond greci. Anche se poi il programma di salvataggio è terminato, la Grecia ha dovuto pagare fino ad oggi gli interessi. A questo programma della BCE hanno partecipato sia la Deutsche Bundesbank (la Banca Centrale tedesca) e la Österreichische Nationalbank (la Banca nazionale austriaca), con profitti per quest’ultima di 190 milioni di euro fino al 2016. Denaro che, però, per decisione dei Ministri delle Finanze europei presa nel 2013, avrebbe dovuto essere girato alla Grecia. Ma com’è andata realmente?  Continua a leggere

Tensione tra Austria e Turchia

Ancora una volta c’è tensione tra Austria e Turchia. Il Ministro dell’Economia turco, Nihat Zeybekci, si è visto negare l’ingresso in Austria. A comunicare la notizia è stato Sebastian Kurz (ÖVP), a capo del dicastero degli esteri. È sua la decisione di non consentire l’entrata sul suolo austriaco al Ministro turco Zeybekci, che avrebbe dovuto prendere parte a un’iniziativa commemorativa dello sventato golpe del 15 luglio 2016, in programma domenica prossima, a Vienna Liesing, nel 23esimo distretto. L’apparizione pubblica di Zeybekci “potrebbe essere una minaccia all’ordine pubblico e alla sicurezza dell’Austria”, ha dichiarato ai media Kurz. Se invece di partecipare unicamente a questa manifestazione, Zeybekci “fosse venuto per incontri bilaterali, ovviamente sarebbe stato il benvenuto”, si è affrettato a puntualizzare Kurz.

Secondo Karl-Heinz Grundböck, Portavoce del Ministero dell’Interno federale, il divieto di entrare in Austria, per motivi legati alla sicurezza e all’ordine pubblico, è di esclusiva pertinenza e discrezionalità del Ministro degli Esteri. Quella del Ministro Kurz non sembra però essere una mossa isolata, da cui tutte le altre forze politiche si dissocino. Insomma, non sarebbe una delle solite esternazioni shock del Ministro degli Esteri e leader del Partito popolare, fatte esclusivamente per attirare l’attenzione dei mezzi di comunicazione a fini elettorali. Infatti, a fargli eco e a sposare integralmente la posizione di Kurz è anche la Cancelleria federale, per bocca del portavoce Nikolai Moser: “Abbiamo dovuto prendere questa misura nei confronti della Turchia, per un valido motivo. Dobbiamo evitare che il conflitto interno al Paese possa avere ripercussioni e generare disordini qui in Austria. Naturalmente condanniamo duramente il tentativo di colpo di stato dell’anno scorso” si è premurato di aggiungere il portavoce del Cancelliere Christian Kern, per evitare pesanti crisi diplomatiche. Una decisione, quindi, presa dal Ministro degli Esteri di concerto con il Cancelliere federale. Lo stesso Sebastian Kurz ha ribadito in modo deciso la condanna del golpe di un anno fa. Al tempo stesso, però, ha sottolineato come Vienna condanni anche le epurazioni e le misure liberticide che hanno messo a serio rischio i diritti umani in Turchia, “a seguito dell’ondata di arresti di massa perpetrata dal governo turco dopo il tentato putsch”, nonché “con la restrizione della libertà di espressione e di stampa conseguente allo sventato colpo di stato”. La Turchia accusa l’Austria di non difendere con onestà i valori democratici e oggi sui media turchi infuria la polemica, al punto che organi di stampa vicini al Presidente Recep Tayyip Erdogan accusano Vienna di essere dietro al tentato putsch dello scorso anno. Vibrate critiche arrivano anche dall’Unione dei turchi europei democratici (UETD – Union Europäisch-Türkischer Demokraten in Österreich), l’associazione che ha organizzato l’incontro al quale avrebbe dovuto presenziare il Ministro dell’Economia Zeybekci, che definisce “antidemocratico” il bando imposto da Sebastian Kurz. Grida allo scandalo Hürriyet, il principale quotidiano turco, e piovono sull’Austria accuse di arroganza.  Continua a leggere

No all’Europa degli immigrati

Austria shock, cresce un forte sentimento anti-islamico e sempre più ferma è la volontà di frenare l’immigrazione musulmana. A metterlo in evidenza è una ricerca del think thank di affari internazionali londinese Chatham House, condotta su 10 Paesi dell’Unione europea: Belgio, Germania, Francia, Austria, Italia, Grecia, Polonia, Spagna, Ungheria e, malgrado la Brexit, anche la Gran Bretagna. Più della metà degli stati membri analizzati, ovvero oltre il 56% degli intervistati, chiede uno stop all’accoglienza di rifugiati provenienti da Paesi musulmani. Tale percentuale, però, in Austria raggiunge un picco del 65%. Per il 55% la cultura e il modo di vivere europeo sono incompatibili con la visione islamica. Mentre il 73% vuole il divieto del velo integrale. Sono dati che mostrano anche quanto profondo sia il divario tra il modo di pensare dell’élite e quello della gente comune.

La percentuale dell’élite favorevole al bando del velo in luoghi pubblici scende al 61%, mentre si attesta al 35% la percentuale di chi pensa che la cultura e lo stile di vita degli europei siano incompatibili con l’Islam. Sullo sfondo un mondo che è cambiato radicalmente, con la minaccia rappresentata dal terrorismo di matrice islamista e una classe politica sempre più distante dai problemi reali dei cittadini, che ha generato ovunque in Europa un’avanzata di movimenti populisti. L’insofferenza verso l’immigrazione, il sentimento anti-Islam sempre più diffuso, l’euroscetticismo, sono tutti temi che giocheranno un ruolo nella prossima campagna elettorale per le politiche austriache del prossimo 15 ottobre. Ad essere intervistati: 10.000 persone comuni e 1.800 tra funzionari e figure politiche, giornalisti e commentatori, nomi noti del mondo degli affari e dell’economia. Le interviste sono state raccolte tra dicembre 2016 e febbraio 2017. Vediamo quali altre sorprese riserva lo studio di Chatham HouseContinua a leggere

Un mare di polemiche

La rotta del Mediterraneo dovrebbe essere chiusa. A dirlo è il Ministro degli Esteri austriaco. Ancora una volta il tema dell’immigrazione entra a gamba tesa nel dibattito pre-elettorale. Ed è subito maretta nella coalizione di governo austriaca. Alle affermazioni di Sebastian Kurz seguono le dichiarazioni del Cancelliere federale Christian Kern, mai così pungente. Dichiarazioni off-the-record, ufficiose, riportate da Florian Klenk, giornalista del settimanale Falter, riprese poi da tutta la stampa austriaca. Kern è lapidario e caustico, le parole del neo leader dell’ÖVP sono “populiste in piena regola”. Insomma, si limitano ad essere vuoti proclami, sterili annunci, non supportati da alcun piano concreto. Sullo sfondo le elezioni politiche anticipate e una campagna elettorale che si preannuncia come la madre di tutte le sfide, infuocata e senza esclusione di colpi. Da un lato il Cancelliere si affretta a dire che anche lui approva la chiusura della rotta del Mediterraneo, precisando però che è necessario che chi sostiene di voler chiudere la rotta del Mediterraneo dica esplicitamente quali procedure intenda far applicare, come voglia distribuire le quote dei migranti regolari, quanto denaro voglia investire nelle regioni colpite, comunicando in modo chiaro ai contribuenti austriaci quanto tutto ciò venga a costare. Dall’altro non ha dubbi Sebastian Kurz. Come a suo tempo aver sigillato la rotta balcanica ha arginato l’ondata massiccia di migranti, allo stesso modo chiudere la rotta del Mediterraneo “è l’unica soluzione efficace per smantellare il traffico di esseri umani e porre fine alla scia di morte che quelle traversate a bordo di imbarcazioni di fortuna provocano ormai incessantemente”.

Kurz non si spiega la reazione piccata del Cancelliere, quando sul fronte socialdemocratico anche il Ministro della Difesa Hans Peter Doskozil si trova sulla sua stessa lunghezza d’onda. È lecito chiedersi se la coalizione rosso-nera reggerà. Mai come adesso la compagine governativa ha conosciuto così tante tensioni. L’Austria teme l’arrivo di nuovi flussi migratori. Considerate le legittime paure della gente sulla presenza dei rifugiati tanto la destra, quanto la sinistra si rincorrono, cavalcando questi temi, così sentiti dall’opinione pubblica. Al tempo stesso, però, occorre che i partiti rafforzino la propria identità, per non appiattirsi su posizioni analoghe che rendano impercettibili, se non inesistenti, le differenze e le opposte visioni. Se oggi una coalizione rosso-blu, non sembra più essere un tabù, lo sdoganamento dell’FPÖ da parte dei socialdemocratici dell’SPÖ nell’era Kern potrebbe essere un vero colpo di genio, volto a neutralizzare il principale avversario e a polarizzare lo scontro tutto sul fronte del Partito popolare. Vediamo in cosa consiste e se sia davvero realizzabile la proposta di chiusura della rotta del Mediterraneo, caldeggiata dal nuovo leader dell’ÖVP Sebastian KurzContinua a leggere

Malta, l’isola del tesoro austriaco

Malta come una piccola Panama? Lo scandalo dei Malta Files, ha trasformato la piccola isola, definita da alcuni l’ombelico del Mediterraneo, in un paradiso fiscale nel cuore dell’Europa. E su Malta sono puntati gli occhi di molti Ministri delle Finanze dell’Unione europea. Tra questi non solo quelli di Italia o Germania, ma anche dell’Austria. Infatti Malta, lo stato membro più piccolo dell’Ue, è meta prediletta di possessori di yacht, imprenditori, finanzieri, industriali, manager, personaggi del mondo dello spettacolo, siti per scommesse, fondi. Sull’isola non vi è solo una massiccia presenza italiana. Secondo il Kurier vi sarebbero almeno 2.553 austriaci che hanno scelto di trasferire, almeno nominalmente, il proprio business a Malta, con l’obiettivo di evadere il fisco e pagare meno tasse. Il ventoso ombelico del Mediterraneo, è il Paese dell’Ue che ha il più basso regime di tassazione. Ed è grazie a un fisco vantaggioso, che tassa al minimo i profitti delle imprese, che Malta ha potuto attrarre investitori e capitali stranieri, traendo così notevoli benefici per la propria economia, che ha conosciuto un boom negli ultimi 10 anni, con un prodotto interno lordo che cresce del 4% l’anno. I vantaggi fiscali si fanno sentire in moltissimi campi: nell’ambito dell’edilizia, nel settore navale e in quello del corporate business. Gli austriaci che non hanno comunicato al fisco federale il trasferimento dei propri beni, o delle proprie attività a Malta, stanno iniziando a tremare. Il Ministero delle Finanze federale ha ricevuto un file da 2.63 Gigabyte, contenente un elenco di 2.553 nomi di cittadini austriaci, con relativi numeri di passaporto. Un file pieno di nomi e piuttosto aggiornato, visto che è datato settembre 2016.

Il lavoro necessario per verificare tutta la mole di informazioni contenute nel file non sarà semplice: “I dati sono stati esaminati da esperti del fisco e avvocati. Occorre confrontare quei nomi con quelli di contribuenti già registrati e noti al fisco. Si dovrà inoltre verificare se sono state evase le tasse in Austria. La cittadinanza austriaca non sarà di per sé indicativa di una frode fiscale, chi compare su questa lista non è automaticamente un evasore” ha detto Johannes Pasquali, del Dipartimento del Tesoro, intervistato dal Kurier. L’unica cosa certa è che la lista di imprese, banche e aziende austriache con sede a Malta è nutritissima. Per quanto alcune compagnie abbiano interessi concreti a Malta, non per tutte si tratta di attività reali. Sono molte le imprese che, al contrario, nella piccola isola del Mediterraneo non ci sono mai sbarcate davvero, ma solo in modo fittizio. Il gettito fiscale che Malta sottrarrebbe agli altri Paesi dell’Ue ammonterebbe a circa 4 miliardi di euro l’anno. E lo scandalo prende forma proprio mentre spetta ancora a Malta fino alla fine di giugno 2017 la presidenza dell’Unione europea, in una fase in cui l’agenda comunitaria ha tra le sue priorità la lotta all’evasione e al riciclaggio di denaro. Vediamo chi sono questi “turisti del fisco”Continua a leggere

Vaccini, l’Italia del no va in Austria

La psicosi anti-vaccini dilaga in Italia. Tanto che ci sono genitori spaventati che hanno minacciato di chiedere asilo in Austria, dove le vaccinazioni non sono obbligatorie. Il clima è incandescente nel nostro Paese, dopo il via libera al decreto legge sull’obbligo dei vaccini per iscriversi ad asili nido, scuola materna e dell’obbligo. Ben 130 famiglie del Trentino Alto Adige hanno scritto al Presidente della Repubblica Mattarella, al Presidente Federale Van der Bellen e al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra per chiedere che la loro volontà di non vaccinare i propri figli venga ascoltata. L’odio per i vaccini è talmente inveterato al punto che il capo del movimento “No Vax”, l’attivista Reinhold Holzer, chiede asilo nella vicina Austria, perché dichiara: “Non solo chi fugge dalla guerra ha diritto all’asilo, anche chi vede calpestati i propri diritti umani, ha il diritto di farne richiesta”.

Ma quanto è giustificata questa paura dei vaccini? Si basa o meno su un reale fondamento, oppure è solo panico collettivo da disinformazione? E ancora, quanto un sistema punitivo risulta efficace? Quanto un inasprimento della legge con pene severe può davvero contribuire ad arginare l’ostilità e il crescente pregiudizio nei confronti delle vaccinazioni? Quello dei vaccini è un argomento che non può e non deve essere affrontato a cuor leggero e non possono prevalere emotività e superficialità. Per capire di più la situazione austriaca ho consultato il Capo del Dipartimento di Epidemiologia dell’Università di Vienna. Vediamo com’è la situazione in Austria.  Continua a leggere

Lo scandalo dei falsi minori

Tre milioni di euro. Tanto sono costati all’Austria i falsi minori richiedenti asilo. Un vero business. Per i profughi è estremamente redditizio mentire sull’età. Quasi un migliaio di richiedenti asilo hanno rilasciato dati mendaci e sono stati smascherati dalle autorità austriache. Nelle procedure di asilo il numero magico è il 18, o meglio tutti i numeri al di sotto del 18. Infatti in Austria, per i rifugiati con meno di 18 anni si dischiudono opportunità incredibili: essere raggiunti da tutta la famiglia; non essere rispediti nel primo Paese dell’Ue nel quale si è entrati; godere di maggiori iniziative educative e investimenti sulla propria istruzione; migliori accomodamenti. Inoltre i minorenni hanno il beneficio di speciali sussidi. Proprio per questo sempre più rifugiati decidono di barare, fornendo informazioni false sui loro dati anagrafici. Nel 2016 l’Agenzia Federale per gli Affari Esteri e i Richiedenti Asilo (BFA), ha potuto constatare che su 2.252 casi di minori sui quali pesavano forti dubbi riguardo all’età, per il 41% si è avuta conferma che fossero state date generalità falsificate.

Secondo i dati del Ministero dell’Interno, 919 giovani sono risultati essere al di sopra dei 18 anni e hanno quindi dato informazioni mendaci alle autorità austriache. Mentre nel 2015 il numero totale di chi aveva fornito informazioni non corrette era di 815. Ogni singola consulenza richiesta ad esperti per un minore costa alle casse dello stato austriaco una media di 870 euro. Solo nel 2016 sono stati spesi in questo modo ben 2,9 milioni di euro, come ha evidenziato una mozione presentata in Parlamento dal Team Stronach. Eppure si pensava che il fenomeno fosse destinato a diminuire visto che il numero di richieste di asilo è in netta decrescita. I numeri, però, dimostrano che si è trattato di un errore di valutazione da parte delle autorità austriache. Il rimpallo di responsabilità va dalla polizia al governo federale. In ogni caso, vista la disparità di trattamento tra minorenni e maggiorenni, non c’è da stupirsi che i rifugiati siano tentati di imbrogliare sulla propria età.  Continua a leggere

Austria, ultradestra al governo?

L’Austria andrà al voto a ottobre. In autunno si terranno elezioni politiche anticipate. Dopo una consultazione con tutte le forze parlamentari il Cancelliere Kern ha fissato la data per il 15 ottobre. Le dimissioni di Django, il Vice-Cancelliere Reinhold Mitterlehner, soprannominato così fin dai tempi dell’università, hanno prodotto il caos. Un pericoloso effetto domino, che potrebbe anche portare al governo del Paese l’ultradestra di Strache e Hofer. Infatti, la crisi che dilaniava il Partito Popolare (ÖVP), di cui Mitterlehner era anche il leader, ha generato un terremoto anche all’interno della coalizione di governo, resa sempre più fragile da continue frizioni tra socialdemocratici e popolari. Una delle ragioni che hanno spinto Mitterlehner a fare un passo indietro è stata proprio la dicotomia, tutta interna ai popolari, che da un lato li vedeva a tutti gli effetti come forza di governo nella Große Koalition, con precisi doveri da rispettare, e dall’altro li sorprendeva spesso a coltivare, in modo neanche così nascosto, ambizioni da forza di opposizione. In prima linea, a supportare queste istanze che rendevano la coabitazione con l’SPÖ un esercizio di equilibrismo, c’è sempre stato Sebastian Kurz, la giovane promessa dei conservatori austriaci, il millennial diventato Ministro degli Esteri a soli 27 anni e capo del Partito popolare austriaco a 30.

Dragan Tatic / BMEIA

Il duello tra l’astro nascente dei popolari, che secondo alcuni potrebbe diventare il più giovane Cancelliere della storia austriaca, e il 61enne Django, si è consumato senza esclusione di colpi per mesi. Un duro scossone era arrivato nell’ottobre 2015, con le elezioni amministrative. Le promesse di rinascita del Partito popolare fatte da Mitterlehner alla guida dell’ÖVP nel 2014, a suon di slogan accattivanti come “Django, Black is back” (Django, i Neri sono tornati), si sono miseramente infrante.

Georges Schneider / BMWFW

La disfatta è stata epocale: il candidato popolare alla presidenza della repubblica non è riuscito ad andare neppure al ballottaggio. Un insuccesso di proporzioni gigantesche che ha alimentato un forte malcontento nelle fila dei popolari. Oggi il 30enne Kurz sembra quasi incarnare un ruolo messianico per l’ÖVP: è giovane, ha carattere, ha una strategia. Wunderwuzzi (Jolly tuttofare), il giovane dai molti talenti, com’è soprannominato il nuovo leader dei popolari, ha infatti cavalcato abilmente molti dei temi cari alla destra radicale, facendoli suoi. Ma sarà davvero la tattica giusta che riporterà il Partito popolare ai fasti di un tempo? Basterà rincorrere l’ultradestra per riguadagnare consensi? Ed è plausibile credere che si profili davvero all’orizzonte una coalizione neroblu, ovvero tra popolari (i neri) e ultradestra (i blu)? Stavolta Heinz-Christian Strache non lascerà il cancellierato all’ÖVP in caso di vittoria. Se l’FPÖ risultasse il primo partito in Austria e dovesse davvero materializzarsi l’eventualità di una coalizione con i popolari, Strache si terrà stretto lo scettro del comando, senza incorrere nell’errore che commise Jörg Haider nel 2000-2005Continua a leggere

Il velo dello scandalo

Il Presidente Federale Van der Bellen ha fatto una dichiarazione shock. “Tutte le donne dovrebbero indossare il velo per solidarietà” una frase estrapolata da un’intervista trasmessa dalla tv pubblica austriaca ORF, che ha scatenato un acceso dibattito su quotidiani e social media. Il velo della discordia, a giudicare soprattutto dalle reazioni degli austriaci sul web. Parole che suonano per molti come un invito buonista che non può portare nulla di positivo, pronunciate in un momento storico nel quale sembra consumarsi un durissimo scontro fra civiltà, tra Occidente e Oriente, tra Cristianesimo e Islam

Parole che, per molti austriaci e per i partiti politici di opposizione, possono solo portare all’inevitabile perdita dei valori cristiani e dell’identità occidentale. Inoltre, sono tanti coloro che vedono una certa schizofrenia tra governo e presidenza. Una netta discrepanza tra le posizioni del Ministro degli Esteri Sebastian Kurz, che proibisce ovunque il velo integrale e l’hijab per chi ricopra incarichi nella pubblica amministrazione, in nome della laicità dello stato, e chi, come il Presidente Alexander Van der Bellen, incita a solidarizzare con usi e costumi religiosi alieni alla società austriaca. 

Ma erano davvero queste le intenzioni del Presidente della Repubblica? Oppure, al di là di quanto asserito nell’intervista televisiva, occorreva leggere tra le righe e comprendere che il messaggio era un altro?  Continua a leggere