Elezioni, un tatuaggio per vincere?

La vittoria di Sebastian Kurz alle elezioni politiche per il rinnovo del Parlamento in Austria sembra essere sicura. Sempre che i sondaggi che lo danno al 33% siano attendibili. Ma sarà davvero così? Negli ultimi tempi le società di ricerca non hanno elaborato dati che rispecchiassero il reale orientamento dell’elettorato. Vista la presenza di tre grandi partiti e la sensibile crescita dell’FPÖ, registrata negli ultimi due anni, difficilmente vi sarà una forza politica che riuscirà ad avere un’ampia maggioranza, tale da poter governare da sola. Lo scenario del post elezioni è quindi molto fluido e le combinazioni di colori contengono più variabili del previsto. In un primo tempo sembrava certa la coalizione nero-blu, tra Partito Popolare e Partito della Libertà. Alla Cancelleria il 31enne Kurz, a capo del nuovo ÖVP, trasformato in una sorta di movimento costruito attorno al suo giovane e ambizioso leader, e al suo fianco Heinz-Christian Strache, come Vice-Cancelliere. Un’ipotesi che vedrebbe i Socialdemocratici all’opposizione, in un ruolo che consentirebbe loro di riguadagnare la fiducia di un elettorato demotivato. Eppure dopo i recenti duelli televisivi sono molti i dettagli non trascurabili emersi che potrebbero sparigliare le carte.

Da un lato c’è Strache sorpassato a destra dal rampante Wunderwuzzi. Dall’altro c’è il Partito Socialdemocratico che sarebbe in crescita, malgrado l’affaire Silberstein, tanto da poter riservare sorprese. Sebastian Kurz ha cavalcato, facendoli propri tutti i temi dell’ultradestra, inserendoli però all’interno di quell’involucro rassicurante che è l’ÖVP, che seppur svuotato del vecchio, resta un porto sicuro per quegli austriaci che sarebbero tentati di votare per Strache, ma che in fondo ne hanno anche paura. Kurz ha parlato alla pancia del Paese, fin da quando era solo Ministro degli Esteri, come se già fosse in una perenne campagna elettorale.

Così facendo, a poco a poco, ha cannibalizzato l’elettorato dell’ultradestra, dando linfa vitale ad un partito, quello dei Popolari, che era da anni agonizzante. Un sorpasso a destra talmente devastante che negli ultimi giorni l’FPÖ ha messo in circolazione uno spot molto efficace con un giovane che va da un tatuatore per avere sulla schiena il volto del leader Sebastian Kurz. Il tatuatore, sornione, gli fa un tatuaggio con i volti di tutti i leader del’ÖVP, compreso Kurz, perché se anche si subisce il fascino del leader 31enne e anche se l’involucro apparentemente è cambiato, non ci si deve far abbindolare, non ci si deve dimenticare che si vota per il solito ÖVP. A dirlo è uno Strache nella sua forma migliore. Uno spot girato molto bene e perfettamente costruito, sebbene usi un umorismo tipicamente austriaco. Potrà un tatuaggio cambiare le sorti delle elezioni? Vediamo lo spot e quali e quante sono le possibili alleanze post elettoraliContinua a leggere

Scandali, Facebook, dark post

Le elezioni austriache del prossimo 15 ottobre saranno le più incerte di sempre. Scandali, Facebook e dark post gli ingredienti dell’infuocata campagna elettorale. Appare difficile che un singolo partito possa ottenere una maggioranza netta che gli consenta di governare da solo. Sarà necessario dare vita a una coalizione e le combinazioni non sono infinite. La più probabile è una coalizione nero-blu, tra Partito Popolare e Partito della Libertà, anche perché lo scandalo del cosiddetto “caso Silberstein” ha colpito duramente i Socialdemocratici, gettando ombre sulla dirigenza del partito. L’affaire Silberstein, vede protagonista l’ex consulente dell’SPÖ Tal Silberstein, che avrebbe destinato parte del compenso per la sua attività di consulenza per foraggiare alcuni siti che hanno fatto su Facebook un’acerrima campagna per screditare il leader dei Popolari Sebastian Kurz, dato in vantaggio da tutti i sondaggi.

Pagine Facebook che avrebbero usato metodi scorretti, commenti anti-semiti, un linguaggio molto pesante per ordire una campagna demolitoria nei confronti del Wunderwuzzi, il jolly tuttofare, l’uomo nuovo del nuovo ÖVP. Questa “dirty campaigning”, questa campagna elettorale che gioca sporco, è avvenuta senza che il Partito Socialdemocratico ne sapesse nulla, soprattutto a totale insaputa del Cancelliere Christian Kern, che pure dei Socialdemocratici è il leader. Estraneità dei vertici dell’SPÖ più volte ribadita anche da Silberstein e dal suo stretto collaboratore Peter Puller. Emergono però inquietanti particolari: l’ÖVP avrebbe offerto 100.000 euro a Peter Puller perché svelasse particolari riguardo alla campagna elettorale e alle strategie dei Socialdemocratici e avrebbe anche brigato per assoldarlo come informatore. Il Partito Popolare nega le accuse, sul fronte opposto il Partito Socialdemocratico quantifica i danni economici in 131.250 euro, mentre quelli politici sembrano al momento incalcolabili. Cerchiamo di capire meglio tutti i contorni dell’intricatissimo “affaire Silberstein”, che il Partito socialdemocratico potrebbe pagare a caro prezzo, con una debacle elettoraleContinua a leggere

Minniti, meno diffidenza con l’Austria

Le elezioni politiche austriache del 15 ottobre si giocheranno soprattutto sulla questione dell’immigrazione. È questa la ragione per cui quest’estate è stata più volte paventata la chiusura del Brennero e sempre per ragioni elettorali l’Austria ha cercato di non assorbire la propria quota di rifugiati, così come stabilito dal sistema di ricollocamento dell’Unione europea. Sempre questo il motivo per cui pochi giorni fa il Ministro della Difesa, il socialdemocratico Hans-Peter Doskozil, soprannominato da alcuni il cavaliere nero dell’SPÖ, ha lamentato il fatto che la rotta balcanica ad oggi non sia completamente sigillata. Secondo Doskozil migliaia di migranti sarebbero penetrati in Austria passando da Serbia, Bulgaria e Romania attraverso la Slovacchia.

Sempre per ragioni legate alla campagna elettorale Sebastian Kurz, leader del Partito Popolare, continua a proporre le sue soluzioni per arginare l’afflusso di migranti, chiedendo che dopo quella balcanica, venga chiusa anche la rotta del Mediterraneo. Ho incontrato il Ministro dell’Interno Marco Minniti, a margine della premiazione dei due atleti della Polizia di Stato, Manila Flamini e Giorgio Minisini, vincitori dell’oro nel Sincronizzato ai Mondiali di Nuoto di Budapest con “A scream for Lampedusa”. Una premiazione avvenuta nell’ambito del torneo sportivo “La Sfida”, un’iniziativa per la raccolta di fondi a favore del Consiglio Italiano per i Rifugiati. Proprio sull’immigrazione, sulla crisi dei rifugiati e nell’ottica dei rapporti con l’Austria, ho chiesto a Marco Minniti cosa stia facendo l’Italia per far ascoltare di più la propria voce in sede europea proprio in materia di immigrazione. “Penso che in quest’ultimo periodo ci ascoltino di più in Europa. Abbiamo finalmente rotto un muro di diffidenza” dice il Ministro Minniti, esprimendo visibile soddisfazione.  Continua a leggere

Austria, una vittoria scontata?

A meno di tre settimane dal voto resta saldamente in testa ai sondaggi Sebastian Kurz, il 31enne leader dei Popolari. È lui, “Wunderwuzzi”, il “jolly tuttofare”, “l’uomo che cammina sull’acqua”, il giovane dalle doti messianiche, l’uomo capace, dopo anni di smarrimento, di riportare l’ÖVP a dominare la scena politica austriaca, accreditandolo al 33%. Occhi azzurri, capelli tirati indietro, orecchie a sventola, abito slim fit e camicia senza cravatta, con il primo bottone rigorosamente sbottonato, sarà lui a riportare l’ultradestra al governo?

Dopo l’investitura di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti e il recente risultato delle elezioni in Germania gli austriaci mostrano di avere un certo timore degli estremi. Così Sebastian Kurz potrebbe essere proprio l’uomo giusto al momento giusto. A nulla è servita la dote personale di gradimento di cui gode il Cancelliere Christian Kern, che non è riuscito a trasformare i consensi personali in fattore di crescita per il suo partito. I Socialdemocratici, infatti, sono rimasti indietro rispetto al Partito Popolare. Ad oggi l’SPÖ è aumentato solo di un punto percentuale, attestandosi al 26%.

Terzo partito, ma a distanza minima, l’FPÖ di Hans-Christian Strache fermo al 25%. Una campagna elettorale non felice per il Partito della Libertà, che ambiva al sorpasso e alla guida del Paese ed è stato invece cannibalizzato dall’effetto novità di Sebastian Kurz. Il Partito della Libertà era l’uragano da scongiurare, invece si è trasformato in una tempesta piuttosto contenuta. Per riconquistare la scena e attirare l’attenzione l’FPÖ ha tappezzato le periferie di Vienna con cartelloni che rispolverano i temi originari: dalla paura nei confronti degli immigrati, all’angoscia per una possibile islamizzazione dell’Austria, alla perdita di privilegi e benessere da parte degli austriaci. Per riguadagnare consensi Strache si è servito di una strategia tipicamente anglosassone, quella della pubblicità comparativa, poco usata in Europa. Una manovra calcolata, oppure una mossa disperata per cercare di non essere messo all’angolo? Il giovane rampante Kurz ha fatto propri toni e slogan del Partito della Libertà, cavalcandoli con grande abilità, tanto da far apparire Strache un’ombra sbiadita, relegandolo a un ruolo marginale, ridimensionandone persino le ambizioni.

Dichiara di essere pronto a fare il Vice-Cancelliere, Hans-Christian Strache, svendendo le proprie aspirazioni per una coalizione nero-blu, per poter diventare forza di governo. Un governo, però, guidato non da lui, bensì dall’arrembante Sebastian Kurz. Ma sarà davvero così? I sondaggi saranno attendibili? Proporsi come il Macron austriaco farà davvero vincere Kurz? Giovinezza e novità, avranno la meglio su autorevolezza ed esperienza? O forse il trionfo del leader dei Popolari sarà superiore a ogni più rosea aspettativa? Scopriamo insieme i nuovi manifesti della campagna elettorale di Strache, tutti giocati sul confronto, soprattutto con l’amico-nemico KurzContinua a leggere

Il talento del Cancelliere

Il Cancelliere Christian Kern sa sempre calibrare le parole e dispensarle al momento giusto. La frizione con l’Italia rischiava di sfiorare la crisi diplomatica. Kern ha rimesso le cose al loro posto. Sa dosare sapientemente i suoi interventi e quando decide di parlare lo fa con autorevolezza, imprimendo svolte decisive al dibattito interno e anche a quello internazionale. Così, come ha già fatto nei giorni scorsi, Kern ha rassicurato il nostro Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e poi ha rilasciato delle dichiarazioni che, non solo sono volte a rasserenare gli animi e rimettere sul binario giusto i rapporti con l’Italia, ma hanno anche un enorme valore politico interno. Parole, quelle usate dal Cancelliere Kern, che sono servite a rimettere in riga il proprio diretto rivale, il Ministro degli Esteri Sebastian Kurz, il giovane e rampante leader del Partito Popolare.

Kurz alimenta e mette in scena un’emergenza che non c’è, ha detto Kern, smontando come un castello di carte il gioco un po’ scorretto del suo spavaldo avversario politico, che non perde occasione per cavalcare posizioni oltranziste e discutibili, con il preciso intento di parlare alla pancia del Paese, facendo propri temi cari all’ultradestra. E se lo scontro in campagna elettorale si è trasformato in un duello tra i leader dei due partiti tradizionali, socialdemocratici e popolari, lo si deve proprio a Christian Kern. A suo tempo, aver presentato il suo piano in sette punti per l’SPÖ ha consentito, in un colpo solo, di spostare la competizione su un altro terreno e, facendolo diventare un possibile partner di coalizione, di neutralizzare l’FPÖ, trasformandolo da protagonista delle elezioni politiche in uno sbiadito comprimario. “Il tema dei migranti deve restare fuori dalla campagna elettorale” è stato perentorio Christian Kern. Vediamo in dettaglio il discorso del Cancelliere e scopriamo cosa dicono i sondaggi sull’orientamento degli elettoriContinua a leggere

Grecia, un affare milionario

La solidarietà paga profumatamente. Aiutare la Grecia è stato un affare molto vantaggioso. All’Austria il finanziamento elargito ad Atene è fruttato 240 milioni di euro di interessi. A guadagnarci, però, non è stata solo Vienna. Anche la Germania ha messo a frutto la generosità mostrata nei confronti dell’indebitato governo ellenico.

Secondo il giornale tedesco Süddeutsche Zeitung, infatti, Berlino finanziando parte del debito greco avrebbe intascato 1,3 miliardi di euro. Nessuna speculazione, si tratta solo di normali interessi applicati sugli aiuti stanziati per soccorrere le disastrate finanze elleniche. Per il quotidiano austriaco Der Standard, che ha indagato sui ricavi ottenuti dal gesto di solidarietà nei confronti della Grecia, l’Austria ha erogato un prestito bilaterale di 1,56 miliardi di euro nel 2010, che ad oggi ha portato nelle casse della Repubblica federale austriaca ben 111,44 milioni di interessi. Ma c’è di più, al culmine della crisi greca, la Banca Centrale Europea ha iniziato a comprare bond greci e ha iniziato un programma di emergenza a sostegno delle economie dei Paesi membri più in difficoltà. A partire dal febbraio 2012 la BCE ha acquistato 42,7 miliardi di bond greci. Anche se poi il programma di salvataggio è terminato, la Grecia ha dovuto pagare fino ad oggi gli interessi. A questo programma della BCE hanno partecipato sia la Deutsche Bundesbank (la Banca Centrale tedesca) e la Österreichische Nationalbank (la Banca nazionale austriaca), con profitti per quest’ultima di 190 milioni di euro fino al 2016. Denaro che, però, per decisione dei Ministri delle Finanze europei presa nel 2013, avrebbe dovuto essere girato alla Grecia. Ma com’è andata realmente?  Continua a leggere

Tensione tra Austria e Turchia

Ancora una volta c’è tensione tra Austria e Turchia. Il Ministro dell’Economia turco, Nihat Zeybekci, si è visto negare l’ingresso in Austria. A comunicare la notizia è stato Sebastian Kurz (ÖVP), a capo del dicastero degli esteri. È sua la decisione di non consentire l’entrata sul suolo austriaco al Ministro turco Zeybekci, che avrebbe dovuto prendere parte a un’iniziativa commemorativa dello sventato golpe del 15 luglio 2016, in programma domenica prossima, a Vienna Liesing, nel 23esimo distretto. L’apparizione pubblica di Zeybekci “potrebbe essere una minaccia all’ordine pubblico e alla sicurezza dell’Austria”, ha dichiarato ai media Kurz. Se invece di partecipare unicamente a questa manifestazione, Zeybekci “fosse venuto per incontri bilaterali, ovviamente sarebbe stato il benvenuto”, si è affrettato a puntualizzare Kurz.

Secondo Karl-Heinz Grundböck, Portavoce del Ministero dell’Interno federale, il divieto di entrare in Austria, per motivi legati alla sicurezza e all’ordine pubblico, è di esclusiva pertinenza e discrezionalità del Ministro degli Esteri. Quella del Ministro Kurz non sembra però essere una mossa isolata, da cui tutte le altre forze politiche si dissocino. Insomma, non sarebbe una delle solite esternazioni shock del Ministro degli Esteri e leader del Partito popolare, fatte esclusivamente per attirare l’attenzione dei mezzi di comunicazione a fini elettorali. Infatti, a fargli eco e a sposare integralmente la posizione di Kurz è anche la Cancelleria federale, per bocca del portavoce Nikolai Moser: “Abbiamo dovuto prendere questa misura nei confronti della Turchia, per un valido motivo. Dobbiamo evitare che il conflitto interno al Paese possa avere ripercussioni e generare disordini qui in Austria. Naturalmente condanniamo duramente il tentativo di colpo di stato dell’anno scorso” si è premurato di aggiungere il portavoce del Cancelliere Christian Kern, per evitare pesanti crisi diplomatiche. Una decisione, quindi, presa dal Ministro degli Esteri di concerto con il Cancelliere federale. Lo stesso Sebastian Kurz ha ribadito in modo deciso la condanna del golpe di un anno fa. Al tempo stesso, però, ha sottolineato come Vienna condanni anche le epurazioni e le misure liberticide che hanno messo a serio rischio i diritti umani in Turchia, “a seguito dell’ondata di arresti di massa perpetrata dal governo turco dopo il tentato putsch”, nonché “con la restrizione della libertà di espressione e di stampa conseguente allo sventato colpo di stato”. La Turchia accusa l’Austria di non difendere con onestà i valori democratici e oggi sui media turchi infuria la polemica, al punto che organi di stampa vicini al Presidente Recep Tayyip Erdogan accusano Vienna di essere dietro al tentato putsch dello scorso anno. Vibrate critiche arrivano anche dall’Unione dei turchi europei democratici (UETD – Union Europäisch-Türkischer Demokraten in Österreich), l’associazione che ha organizzato l’incontro al quale avrebbe dovuto presenziare il Ministro dell’Economia Zeybekci, che definisce “antidemocratico” il bando imposto da Sebastian Kurz. Grida allo scandalo Hürriyet, il principale quotidiano turco, e piovono sull’Austria accuse di arroganza.  Continua a leggere

No all’Europa degli immigrati

Austria shock, cresce un forte sentimento anti-islamico e sempre più ferma è la volontà di frenare l’immigrazione musulmana. A metterlo in evidenza è una ricerca del think thank di affari internazionali londinese Chatham House, condotta su 10 Paesi dell’Unione europea: Belgio, Germania, Francia, Austria, Italia, Grecia, Polonia, Spagna, Ungheria e, malgrado la Brexit, anche la Gran Bretagna. Più della metà degli stati membri analizzati, ovvero oltre il 56% degli intervistati, chiede uno stop all’accoglienza di rifugiati provenienti da Paesi musulmani. Tale percentuale, però, in Austria raggiunge un picco del 65%. Per il 55% la cultura e il modo di vivere europeo sono incompatibili con la visione islamica. Mentre il 73% vuole il divieto del velo integrale. Sono dati che mostrano anche quanto profondo sia il divario tra il modo di pensare dell’élite e quello della gente comune.

La percentuale dell’élite favorevole al bando del velo in luoghi pubblici scende al 61%, mentre si attesta al 35% la percentuale di chi pensa che la cultura e lo stile di vita degli europei siano incompatibili con l’Islam. Sullo sfondo un mondo che è cambiato radicalmente, con la minaccia rappresentata dal terrorismo di matrice islamista e una classe politica sempre più distante dai problemi reali dei cittadini, che ha generato ovunque in Europa un’avanzata di movimenti populisti. L’insofferenza verso l’immigrazione, il sentimento anti-Islam sempre più diffuso, l’euroscetticismo, sono tutti temi che giocheranno un ruolo nella prossima campagna elettorale per le politiche austriache del prossimo 15 ottobre. Ad essere intervistati: 10.000 persone comuni e 1.800 tra funzionari e figure politiche, giornalisti e commentatori, nomi noti del mondo degli affari e dell’economia. Le interviste sono state raccolte tra dicembre 2016 e febbraio 2017. Vediamo quali altre sorprese riserva lo studio di Chatham HouseContinua a leggere

Un mare di polemiche

La rotta del Mediterraneo dovrebbe essere chiusa. A dirlo è il Ministro degli Esteri austriaco. Ancora una volta il tema dell’immigrazione entra a gamba tesa nel dibattito pre-elettorale. Ed è subito maretta nella coalizione di governo austriaca. Alle affermazioni di Sebastian Kurz seguono le dichiarazioni del Cancelliere federale Christian Kern, mai così pungente. Dichiarazioni off-the-record, ufficiose, riportate da Florian Klenk, giornalista del settimanale Falter, riprese poi da tutta la stampa austriaca. Kern è lapidario e caustico, le parole del neo leader dell’ÖVP sono “populiste in piena regola”. Insomma, si limitano ad essere vuoti proclami, sterili annunci, non supportati da alcun piano concreto. Sullo sfondo le elezioni politiche anticipate e una campagna elettorale che si preannuncia come la madre di tutte le sfide, infuocata e senza esclusione di colpi. Da un lato il Cancelliere si affretta a dire che anche lui approva la chiusura della rotta del Mediterraneo, precisando però che è necessario che chi sostiene di voler chiudere la rotta del Mediterraneo dica esplicitamente quali procedure intenda far applicare, come voglia distribuire le quote dei migranti regolari, quanto denaro voglia investire nelle regioni colpite, comunicando in modo chiaro ai contribuenti austriaci quanto tutto ciò venga a costare. Dall’altro non ha dubbi Sebastian Kurz. Come a suo tempo aver sigillato la rotta balcanica ha arginato l’ondata massiccia di migranti, allo stesso modo chiudere la rotta del Mediterraneo “è l’unica soluzione efficace per smantellare il traffico di esseri umani e porre fine alla scia di morte che quelle traversate a bordo di imbarcazioni di fortuna provocano ormai incessantemente”.

Kurz non si spiega la reazione piccata del Cancelliere, quando sul fronte socialdemocratico anche il Ministro della Difesa Hans Peter Doskozil si trova sulla sua stessa lunghezza d’onda. È lecito chiedersi se la coalizione rosso-nera reggerà. Mai come adesso la compagine governativa ha conosciuto così tante tensioni. L’Austria teme l’arrivo di nuovi flussi migratori. Considerate le legittime paure della gente sulla presenza dei rifugiati tanto la destra, quanto la sinistra si rincorrono, cavalcando questi temi, così sentiti dall’opinione pubblica. Al tempo stesso, però, occorre che i partiti rafforzino la propria identità, per non appiattirsi su posizioni analoghe che rendano impercettibili, se non inesistenti, le differenze e le opposte visioni. Se oggi una coalizione rosso-blu, non sembra più essere un tabù, lo sdoganamento dell’FPÖ da parte dei socialdemocratici dell’SPÖ nell’era Kern potrebbe essere un vero colpo di genio, volto a neutralizzare il principale avversario e a polarizzare lo scontro tutto sul fronte del Partito popolare. Vediamo in cosa consiste e se sia davvero realizzabile la proposta di chiusura della rotta del Mediterraneo, caldeggiata dal nuovo leader dell’ÖVP Sebastian KurzContinua a leggere

Malta, l’isola del tesoro austriaco

Malta come una piccola Panama? Lo scandalo dei Malta Files, ha trasformato la piccola isola, definita da alcuni l’ombelico del Mediterraneo, in un paradiso fiscale nel cuore dell’Europa. E su Malta sono puntati gli occhi di molti Ministri delle Finanze dell’Unione europea. Tra questi non solo quelli di Italia o Germania, ma anche dell’Austria. Infatti Malta, lo stato membro più piccolo dell’Ue, è meta prediletta di possessori di yacht, imprenditori, finanzieri, industriali, manager, personaggi del mondo dello spettacolo, siti per scommesse, fondi. Sull’isola non vi è solo una massiccia presenza italiana. Secondo il Kurier vi sarebbero almeno 2.553 austriaci che hanno scelto di trasferire, almeno nominalmente, il proprio business a Malta, con l’obiettivo di evadere il fisco e pagare meno tasse. Il ventoso ombelico del Mediterraneo, è il Paese dell’Ue che ha il più basso regime di tassazione. Ed è grazie a un fisco vantaggioso, che tassa al minimo i profitti delle imprese, che Malta ha potuto attrarre investitori e capitali stranieri, traendo così notevoli benefici per la propria economia, che ha conosciuto un boom negli ultimi 10 anni, con un prodotto interno lordo che cresce del 4% l’anno. I vantaggi fiscali si fanno sentire in moltissimi campi: nell’ambito dell’edilizia, nel settore navale e in quello del corporate business. Gli austriaci che non hanno comunicato al fisco federale il trasferimento dei propri beni, o delle proprie attività a Malta, stanno iniziando a tremare. Il Ministero delle Finanze federale ha ricevuto un file da 2.63 Gigabyte, contenente un elenco di 2.553 nomi di cittadini austriaci, con relativi numeri di passaporto. Un file pieno di nomi e piuttosto aggiornato, visto che è datato settembre 2016.

Il lavoro necessario per verificare tutta la mole di informazioni contenute nel file non sarà semplice: “I dati sono stati esaminati da esperti del fisco e avvocati. Occorre confrontare quei nomi con quelli di contribuenti già registrati e noti al fisco. Si dovrà inoltre verificare se sono state evase le tasse in Austria. La cittadinanza austriaca non sarà di per sé indicativa di una frode fiscale, chi compare su questa lista non è automaticamente un evasore” ha detto Johannes Pasquali, del Dipartimento del Tesoro, intervistato dal Kurier. L’unica cosa certa è che la lista di imprese, banche e aziende austriache con sede a Malta è nutritissima. Per quanto alcune compagnie abbiano interessi concreti a Malta, non per tutte si tratta di attività reali. Sono molte le imprese che, al contrario, nella piccola isola del Mediterraneo non ci sono mai sbarcate davvero, ma solo in modo fittizio. Il gettito fiscale che Malta sottrarrebbe agli altri Paesi dell’Ue ammonterebbe a circa 4 miliardi di euro l’anno. E lo scandalo prende forma proprio mentre spetta ancora a Malta fino alla fine di giugno 2017 la presidenza dell’Unione europea, in una fase in cui l’agenda comunitaria ha tra le sue priorità la lotta all’evasione e al riciclaggio di denaro. Vediamo chi sono questi “turisti del fisco”Continua a leggere