Trudeau, io diverso da Kurz

Il Premier canadese Justin Trudeau ha espresso un giudizio molto critico sul futuro Cancelliere austriaco Sebastian Kurz. “Ho ancor meno punti in comune con lui di quanti non ne abbia con il Presidente Trump” (“I disagree with him even more than I think I disagree with President Trump”) avrebbe detto, senza però fornire ulteriori dettagli al riguardo. Il Premier del Canada stava partecipando a una conferenza di Google sull’intelligenza artificiale e ha risposto a una domanda che gli è stata posta sul giovane leader dell’ÖVP, che si avvia a diventare nelle prossime settimane il nuovo Cancelliere dell’Austria e il premier più giovane del mondo. Nella campagna elettorale che lo ha visto vittorioso, Kurz ha fatto della sua intransigenza sulle politiche dell’immigrazione e sui richiedenti asilo i suoi cavalli di battaglia, manifestando a tratti posizioni persino più radicali di quelle di Heinz-Christian Strache, leader dell’FPÖ. Forse è proprio per questo motivo che Trudeau ha tenuto a rimarcare le differenze tra il suo modo di fare politica, inclusivo e tollerante, ponendo una netta cesura tra sé e ogni forma di chiusura di stampo populista.

Prima di manifestare la sua profonda distanza da Sebastian Kurz, infatti, Justin Trudeau ha anche criticato in modo deciso la politica di Donald Trump in materia di immigrazione e commercio. E quasi a voler rimarcare la differenza sostanziale tra il suo modo di fare politica e quello del Presidente americano, ha aggiunto che il Canada è un Paese di successo proprio grazie alla sua apertura. Ovviamente, ha sottolineato Trudeau, anche in Canada esistono preoccupazione e intolleranza, come accade in ogni società, ma quello che fa la differenza è che il suo Paese abbia deciso, con consapevolezza, di voler andare nella direzione opposta. Scopriamo le differenze di look tra Trudeau e KurzContinua a leggere

Austria: presidenziali nella palude

La lunghissima campagna elettorale per le presidenziali in Austria è in netta fase di stanca. Lo dimostra lo spazio non eccessivo dato dai media austriaci al secondo duello televisivo sull’emittente Puls 4 tra i due candidati: Norbert Hofer e Alexander Van der Bellen. Pochi i soldi a disposizione dei candidati per finanziare una campagna sfilacciata che dura da ben 11 mesi. Scarso l’interesse dei cittadini austriaci, che si ritroveranno a votare per il nuovo Presidente Federale quasi a distanza di sette mesi dal ballottaggio del 22 maggio. Votazione a suo tempo vinta da Van der Bellen per un soffio (appena 31.000 voti), poi annullata dalla Corte Costituzionale e ulteriormente slittata al 4 dicembre per il problema delle buste dei voti postali che non chiudevano, per colpa di una colla scadente. Di rinvio in rinvio è cambiato radicalmente tutto il contesto geopolitico mondiale. La vittoria della Brexit in Gran Bretagna, il trionfo di Donald Trump alla Casa Bianca. Mutati fortemente anche gli assetti globali, che hanno visto riavvicinamenti e alleanze nuove o ritrovate, come la Turchia e la Russia, le Filippine e la Cina, e che dal 2017 potrebbero registrare eventuali ulteriori scossoni, come nei rapporti tra Iran e Stati Uniti. Sullo sfondo l’avanzata in tutta Europa di movimenti che cavalcano l’antipolitica, il protezionismo, l’isolazionismo, il nazionalismo, il rifiuto del diverso.

c_2_articolo_3017748_upiimagepp

I riflettori sono puntati sull’Austria, dove il 4 dicembre si disputerà finalmente il ballottaggio per decidere chi sarà il Presidente della Repubblica. Al momento in vantaggio c’è sempre Hofer, dato da tutti per favorito. Riuscirà davvero il candidato dell’FPÖ a sfruttare a proprio vantaggio l’onda lunga dell’effetto Brexit e TrumpContinua a leggere