Minniti, meno diffidenza con l’Austria

Le elezioni politiche austriache del 15 ottobre si giocheranno soprattutto sulla questione dell’immigrazione. È questa la ragione per cui quest’estate è stata più volte paventata la chiusura del Brennero e sempre per ragioni elettorali l’Austria ha cercato di non assorbire la propria quota di rifugiati, così come stabilito dal sistema di ricollocamento dell’Unione europea. Sempre questo il motivo per cui pochi giorni fa il Ministro della Difesa, il socialdemocratico Hans-Peter Doskozil, soprannominato da alcuni il cavaliere nero dell’SPÖ, ha lamentato il fatto che la rotta balcanica ad oggi non sia completamente sigillata. Secondo Doskozil migliaia di migranti sarebbero penetrati in Austria passando da Serbia, Bulgaria e Romania attraverso la Slovacchia.

Sempre per ragioni legate alla campagna elettorale Sebastian Kurz, leader del Partito Popolare, continua a proporre le sue soluzioni per arginare l’afflusso di migranti, chiedendo che dopo quella balcanica, venga chiusa anche la rotta del Mediterraneo. Ho incontrato il Ministro dell’Interno Marco Minniti, a margine della premiazione dei due atleti della Polizia di Stato, Manila Flamini e Giorgio Minisini, vincitori dell’oro nel Sincronizzato ai Mondiali di Nuoto di Budapest con “A scream for Lampedusa”. Una premiazione avvenuta nell’ambito del torneo sportivo “La Sfida”, un’iniziativa per la raccolta di fondi a favore del Consiglio Italiano per i Rifugiati. Proprio sull’immigrazione, sulla crisi dei rifugiati e nell’ottica dei rapporti con l’Austria, ho chiesto a Marco Minniti cosa stia facendo l’Italia per far ascoltare di più la propria voce in sede europea proprio in materia di immigrazione. “Penso che in quest’ultimo periodo ci ascoltino di più in Europa. Abbiamo finalmente rotto un muro di diffidenza” dice il Ministro Minniti, esprimendo visibile soddisfazione.  Continua a leggere

Un mare di polemiche

La rotta del Mediterraneo dovrebbe essere chiusa. A dirlo è il Ministro degli Esteri austriaco. Ancora una volta il tema dell’immigrazione entra a gamba tesa nel dibattito pre-elettorale. Ed è subito maretta nella coalizione di governo austriaca. Alle affermazioni di Sebastian Kurz seguono le dichiarazioni del Cancelliere federale Christian Kern, mai così pungente. Dichiarazioni off-the-record, ufficiose, riportate da Florian Klenk, giornalista del settimanale Falter, riprese poi da tutta la stampa austriaca. Kern è lapidario e caustico, le parole del neo leader dell’ÖVP sono “populiste in piena regola”. Insomma, si limitano ad essere vuoti proclami, sterili annunci, non supportati da alcun piano concreto. Sullo sfondo le elezioni politiche anticipate e una campagna elettorale che si preannuncia come la madre di tutte le sfide, infuocata e senza esclusione di colpi. Da un lato il Cancelliere si affretta a dire che anche lui approva la chiusura della rotta del Mediterraneo, precisando però che è necessario che chi sostiene di voler chiudere la rotta del Mediterraneo dica esplicitamente quali procedure intenda far applicare, come voglia distribuire le quote dei migranti regolari, quanto denaro voglia investire nelle regioni colpite, comunicando in modo chiaro ai contribuenti austriaci quanto tutto ciò venga a costare. Dall’altro non ha dubbi Sebastian Kurz. Come a suo tempo aver sigillato la rotta balcanica ha arginato l’ondata massiccia di migranti, allo stesso modo chiudere la rotta del Mediterraneo “è l’unica soluzione efficace per smantellare il traffico di esseri umani e porre fine alla scia di morte che quelle traversate a bordo di imbarcazioni di fortuna provocano ormai incessantemente”.

Kurz non si spiega la reazione piccata del Cancelliere, quando sul fronte socialdemocratico anche il Ministro della Difesa Hans Peter Doskozil si trova sulla sua stessa lunghezza d’onda. È lecito chiedersi se la coalizione rosso-nera reggerà. Mai come adesso la compagine governativa ha conosciuto così tante tensioni. L’Austria teme l’arrivo di nuovi flussi migratori. Considerate le legittime paure della gente sulla presenza dei rifugiati tanto la destra, quanto la sinistra si rincorrono, cavalcando questi temi, così sentiti dall’opinione pubblica. Al tempo stesso, però, occorre che i partiti rafforzino la propria identità, per non appiattirsi su posizioni analoghe che rendano impercettibili, se non inesistenti, le differenze e le opposte visioni. Se oggi una coalizione rosso-blu, non sembra più essere un tabù, lo sdoganamento dell’FPÖ da parte dei socialdemocratici dell’SPÖ nell’era Kern potrebbe essere un vero colpo di genio, volto a neutralizzare il principale avversario e a polarizzare lo scontro tutto sul fronte del Partito popolare. Vediamo in cosa consiste e se sia davvero realizzabile la proposta di chiusura della rotta del Mediterraneo, caldeggiata dal nuovo leader dell’ÖVP Sebastian KurzContinua a leggere

Lo scandalo dei falsi minori

Tre milioni di euro. Tanto sono costati all’Austria i falsi minori richiedenti asilo. Un vero business. Per i profughi è estremamente redditizio mentire sull’età. Quasi un migliaio di richiedenti asilo hanno rilasciato dati mendaci e sono stati smascherati dalle autorità austriache. Nelle procedure di asilo il numero magico è il 18, o meglio tutti i numeri al di sotto del 18. Infatti in Austria, per i rifugiati con meno di 18 anni si dischiudono opportunità incredibili: essere raggiunti da tutta la famiglia; non essere rispediti nel primo Paese dell’Ue nel quale si è entrati; godere di maggiori iniziative educative e investimenti sulla propria istruzione; migliori accomodamenti. Inoltre i minorenni hanno il beneficio di speciali sussidi. Proprio per questo sempre più rifugiati decidono di barare, fornendo informazioni false sui loro dati anagrafici. Nel 2016 l’Agenzia Federale per gli Affari Esteri e i Richiedenti Asilo (BFA), ha potuto constatare che su 2.252 casi di minori sui quali pesavano forti dubbi riguardo all’età, per il 41% si è avuta conferma che fossero state date generalità falsificate.

Secondo i dati del Ministero dell’Interno, 919 giovani sono risultati essere al di sopra dei 18 anni e hanno quindi dato informazioni mendaci alle autorità austriache. Mentre nel 2015 il numero totale di chi aveva fornito informazioni non corrette era di 815. Ogni singola consulenza richiesta ad esperti per un minore costa alle casse dello stato austriaco una media di 870 euro. Solo nel 2016 sono stati spesi in questo modo ben 2,9 milioni di euro, come ha evidenziato una mozione presentata in Parlamento dal Team Stronach. Eppure si pensava che il fenomeno fosse destinato a diminuire visto che il numero di richieste di asilo è in netta decrescita. I numeri, però, dimostrano che si è trattato di un errore di valutazione da parte delle autorità austriache. Il rimpallo di responsabilità va dalla polizia al governo federale. In ogni caso, vista la disparità di trattamento tra minorenni e maggiorenni, non c’è da stupirsi che i rifugiati siano tentati di imbrogliare sulla propria età.  Continua a leggere

Tangenti, non solo “cosa nostra”

Le tangenti non sono un’esclusiva italiana. In Austria è emerso un giro d’affari illeciti legati alle pratiche di asilo. Lo status di rifugiato aveva un tariffario: si pagavano migliaia di euro per ottenere l’asilo. Un funzionario del Centro di accoglienza per rifugiati di Traiskirchen, a poco più di una ventina di chilometri da Vienna, pretendeva mazzette dai profughi per far andare a buon fine la loro richiesta di asilo. La tangente da versare era di 2.500 euro a pratica. Le indagini della magistratura austriaca sono ancora in corso, ma sull’impiegato, che lavorava nell’agenzia della Bassa Austria del Bundesamts für Fremdenwesen und Asyl (BFA), l’Ufficio federale preposto a tutelare gli interessi dei rifugiati, gravano le pesanti accuse di concussione e corruzione.

È l’ennesimo scandalo per una struttura molto discussa. Infatti il Centro di accoglienza di Traiskirchen è stato più volte oggetto di inchieste giornalistiche, per la mancanza di trasparenza nei servizi erogati ai rifugiati, gestiti da una compagnia privata, e per il sovraffollamento e le conseguenti difficili condizioni nelle quali versavano i profughi che vi alloggiavano, nel periodo di massimo afflusso di migranti in Austria.

Il funzionario sospettato di corruzione faceva parte della Direzione regionale e secondo gli inquirenti è sospettato di aver venduto l’esito positivo alle domande di asilo e falsificato documentazioni di residenza, in cambio di tariffe di migliaia di euro. L’impiegato è stato sospeso nelle sue funzioni nell’autunno 2016, dopo che è emerso il suo traffico di mazzetteContinua a leggere

1.000 euro per sloggiare

L’Austria offre 1.000 euro a ciascun rifugiato che decida volontariamente di fare ritorno nel proprio Paese d’origine. Al tempo stesso è pronta ad aprirsi alla redistribuzione dei migranti, così come chiede Bruxelles, accettando quote da Italia e Grecia. Così, da un lato sembra essersi allentata la tensione diplomatica tra Vienna e Roma, alimentata dalle dichiarazioni del Ministro della Difesa Hans Peter Doskozil (SPÖ), che rifiutava categoricamente di aprire le porte a migranti provenienti dall’Italia e che, ancora oggi, chiede l’uscita dell’Austria dal Programma Ue di redistribuzione dei rifugiati. Dall’altro si sta consumando una frizione, tutta interna alla coalizione di governo, tra socialdemocratici e popolari. Gli uni fanno la voce grossa e sono contrari a farsi carico di quel numero di migranti di loro pertinenza, come previsto dagli accordi comunitari. Gli altri sembrano avere toni più concilianti, come il Ministro dell’Interno Wolfgang Sobotka (ÖVP), che oggi rassicura Bruxelles e Roma, dicendo che, seppur a malincuore, l’Austria accetterà il ricollocamento di quote di rifugiati per alleggerire quei Paesi membri più colpiti dai flussi migratori, come l’Italia. Sobotka ha detto di aver iniziato a lavorare a stretto contatto con il Ministro dell’Interno italiano Marco Minniti e con il Commissario europeo per la Migrazione e gli Affari interni Dimitris Avramopulos, avviando il processo di redistribuzione e facendo così fronte alle ripetute sollecitazioni giunte all’Austria dall’Unione europea in materia d’immigrazione.

 

Ricollocare quote di migrati per il Ministro Sobotka è sostanzialmente sbagliato, perché a suo dire, è un incentivo per tutti gli illegali a giungere in Europa, aiutati dalle reti criminali dei trafficanti di esseri umani. Insomma, Wolfgang Sobotka riconosce che l’Austria non possa più sottrarsi ai suoi doveri comunitari, perché le deroghe a riguardo sono venute meno a partire dall’11 marzo scorso, però non condivide la misura, che a suo giudizio non aiuta ad arginare nuovi afflussi di immigrati illegali all’interno dell’Ue. Sullo sfondo gli incentivi che stanziano fondi per liberarsi di fatto di immigrati scomodi, che l’Austria non ha alcuna intenzione né di ospitare, né di prendersi cura. Le nuove misure, infatti, prevedono ulteriori 500 euro, per un totale di 1.000 euro a persona, da elargire ai primi 1.000 rifugiati che, su base volontaria, rinuncino a presentare richiesta di asilo sul territorio austriaco e tornino indietro al Paese d’origine.  Continua a leggere

Rifugiati identificati via smartphone

Negli smartphone spesso sono racchiuse un’infinità di informazioni preziose e dati sensibili. L’Austria si appresta ad usare i telefonini per identificare i rifugiati sprovvisti di documenti. È l’ultima iniziativa del Ministro dell’Interno Wolfgang Sobotka (ÖVP), per snellire le farraginose procedure di identificazione delle migliaia di migranti che fanno richiesta di asilo in Austria. Foto di casa, esperienze personali, contatti, scambi di notizie con la famiglia, messaggi con le persone amate. A volte gli smartphone contengono la vita di un individuo. Nelle intenzioni del Ministro Sobotka c’è l’idea di raccogliere attraverso i cellulari le ragioni del viaggio verso l’Europa e le informazioni sui Paesi di origine. Molti dei rifugiti sono privi di documenti d’identità e scoprire chi siano implica un’enorme dispendio di tempo, risorse e denaro. Le percentuali dei migranti sprovvisti di passaporti è altissima soprattutto tra gli afghani. Su 20.000 procedimenti pendenti, infatti, solo il 20% è stato identificato, come conferma il BFA, Bundesamts für Fremdenwesen und Asyl (Ufficio Federale degli Affari Esteri e dell’Asilo). Chi viene dall’Afghanistan quasi sempre è sprovvisto di documenti per nascondere le proprie origini e ottenere così lo status di rifugiato. Ma tutto questo sta diventando insostenibile per l’Austria. Al contrario, coloro che arrivano da Paesi dilaniati dalla guerra, come ad esempio dalla Siria, hanno sempre passaporti e documenti con sé.

Un provvedimento analogo è stato già adottato in Germania e Sobotka intende proprio ispirarsi al metodo tedesco. Finora era richiesto il consenso del proprietario dello smartphone. Nel caso di persone sospettate di crimini adesso la polizia può crackare i cellulari, ma quei dati non possono essere utilizzati per le domande d’asilo. L’iniziativa tedesca viene vista dal Ministro Sobotka come una buona base sulla quale elaborare una procedura analoga anche in Austria, bozza alla quale il Ministero sta già lavorando. Comunque l’Austria ha già da tempo avviato una politica restrittiva nei confronti dei rifugiati. Un pacchetto di legge sui richiedenti asilo è stato infatti approvato nei giorni scorsi dal Consiglio dei MinistriContinua a leggere

Orrore e speranza sul set di Jonah

L’esodo dei rifugiati, in fuga da Siria, Iraq, Afghanistan, che cercano scampo dalla guerra e un futuro in Austria e in Germania, paragonato alla Shoah, quando 6 milioni di ebrei sono finiti nei campi di concentramento, o di sterminio nazisti. Un parallelo che prende forma nel film Jonah, del regista austriaco Michael Maschina. E, storia nella storia, la troupe che ha lavorato alle riprese del cortometraggio è tutta italiana. Sono ragazzi giovanissimi, il più anziano è il Direttore di Produzione, Giorgio Arnaldo Massari, che di anni ne ha appena 26, i più piccoli Francesco e Ginevra, 20 anni. Un cinema di qualità, Made in Italy, che cerca di rendere visibile l’invisibile, proponendo al pubblico un racconto che aiuta a capire come siano quei terribili viaggi affrontati da profughi disperati, stipati a bordo di furgoni, che somigliano ai vagoni di quei treni speciali che portavano con cadenza quotidiana alla morte migliaia di ebrei. Viaggi che sono incubi infernali, fatti di sofferenza e costrizione, di paura e orrore. Un film che cerca di instillare consapevolezza su una realtà drammatica dei nostri tempi. A migliaia giungono in Austria per trovare un luogo dove poter costruire un futuro migliore. Ieri migliaia di persone scappavano dall’Europa per salvare la propria vita dalle persecuzioni del nazifascismo. Anche oggi stiamo assistendo ad una tragedia umanitaria epocale. Oltre un milione di migranti sono giunti nel cuore dell’Europa nel 2015. Un dramma sconvolgente, che si è consumato sotto i nostri occhi, il peggiore dalla Seconda Guerra Mondiale.

 

Come Jonah dentro le viscere dell’enorme pesce che lo ha inghiottito tornerà poi a rivedere la luce, così i rifugiati a bordo di un furgone, stretti l’un l’altro, senza aria, luce, senza possibilità di soste, alla mercé di trafficanti di esseri umani senza scrupoli, troveranno alla fine la salvezza. Il pubblico è invitato a vivere quelle tremende emozioni, la stessa claustrofobica sensazione dei profughi: essere trasportati in condizioni disumane, senza nessuna certezza, avendo ancora la morte negli occhi. Il regista Michael Machina punta a far sì che il pubblico si identifichi nei migranti protagonisti di quel viaggio fatto di orrore. Anche gli spettatori saranno in quel furgone, al buio, costretti, impauriti. Vivranno ciò che i rifugiati hanno vissuto, le loro emozioni a tinte forti, proveranno i loro stessi sentimenti.  Continua a leggere

Austria, banche con l’anima

Poco più di un anno fa l’Austria ha dominato sui media internazionali per la straordinaria generosità, accoglienza e solidarietà dimostrate nel fronteggiare la drammatica emergenza dei rifugiati. Erste Bank, la seconda banca austriaca, era schierata in prima linea nella fase più difficile dell’afflusso massiccio di migranti. Un evento senza precedenti nel Paese. La storia che sto per raccontarvi parla di una mobilitazione eccezionale, che ha visto il coinvolgimento di tutti i dipendenti di Este Bank, dal CEO Andreas Treichl, ai membri del board, dai manager, agli impiegati di filiale, tutti impegnati attivamente per un solo fine: aiutare le migliaia di profughi transitate in Austria nei mesi più critici della fine del 2015. Il gruppo bancario aveva messo a disposizione, per oltre tre mesi, alcuni spazi del proprio quartier generale, ancora in fase di fine costruzione, adibendoli a centro di accoglienza per quei migranti di passaggio a Vienna, soprattutto offrendo un riparo sicuro a famiglie con bambini. E mentre una banca ha mostrato il suo volto umano in quei giorni difficili di fine 2015 e una convinta attitudine al sociale, che prosegue anche oggi con nuovi progetti a favore dell’integrazione dei richiedenti asilo, il governo austriaco sembra invece offrire un’immagine autoritaria e intransigente, annunciando di continuo misure sempre più restrittive in materia d’immigrazione. Proprio nelle ultime ore il Ministro dell’Interno Sobotka (ÖVP) e il Ministro della Difesa Doskozil (SPÖ) hanno infatti annunciato la volontà di intensificare i controlli lungo il confine con la Slovacchia, una zona diventata troppo permeabile ai rifugiati e ai trafficanti di esseri umani, che negli ultimi mesi viene scelta come rotta privilegiata. E non è tutto, sempre in queste ore, sia l’Austria, sia la Germania, promettono di voler riattivare da febbraio e mantenere per un tempo illimitato i controlli delle frontiere, almeno finché i confini più esterni dell’Unione europea non saranno sicuri. Promette di stanziare un centinaio di soldati il Ministro Doskozil, per pattugliare i treni e impedire l’accesso in modo illecito ai migranti, che continuano ad essere intercettati a centinaia. I treni carichi di profughi accolti dai viennesi con applausi scroscianti alla stazione centrale, l’Hauptbahnhof, sembrano un ricordo sbiadito, quel clima aperto e solidale sembra ormai essere lontano anni luce. Il Ministro Sobotka, ha ribadito che l’Austria ha ricevuto un numero di rifugiati pro capite superiore a Germania, Italia e Grecia, 90.000 domande di asilo nel 2015, 42.100 nel 2016, e porta avanti una linea di netta chiusura. Vengono proposte delle Wartezonen (zone di attesa) nelle quali far rimanere quei migranti che non rimarranno in Austria e quei richiedenti asilo eccedenti rispetto al tetto, che ammontano a 17.001. Aree di attesa nelle quali i migranti dovranno soggiornare, impossibilitati a lasciarle, se non per essere rispediti nei Paesi di origine. La storia di Erste Bank, del suo Campus trasformato temporaneamente in un rifugio per profughi, dell’abnegazione e degli sforzi profusi dal primo all’ultimo dei suoi dipendenti, vale la pena di essere raccontata. Perché non trionfino sempre solo i luoghi comuni, che vedono nelle banche forze oscure da combattere.

 

“L’’Austria non era preparata a ricevere quell’ondata immensa di profughi. A suo tempo c’è stata una risposta straordinaria da parte della società civile, migliaia di volontari si sono mobilitati. Il gruppo Erste non poteva restare a guardare -mi spiega Boris Johannes Marte, Capo del Polo per l’Innovazione di Erste Bank- Così, assieme al CEO, abbiamo deciso di creare al piano terra della nostra nuova sede, non ancora completata, un centro di accoglienza per rifugiati. Eravamo in 40, tra membri del board, manager e semplici dipendenti, a montare i letti per l’area dormitorio, un sabato di fine agosto”.  Continua a leggere

L’arte di non uccidere

Mehyar Sawas ha conosciuto la guerra, che dal 2011 insanguina la Siria, seminando morte e distruzione. Ha 26 anni, è un giovane artista, la sua passione per la scultura lo ha salvato. Mehyar non ha ucciso, grazie all’arte. Non è andato a combattere per inseguire il suo sogno. Mehyar è stato però costretto ad abbandonare il suo Paese per non essere coinvolto in un conflitto fratricida, che dilania senza pietà la sua terra. Anche in queste ore, mentre una fragile tregua sembra essere stata raggiunta con l’intervento di Russia, Turchia e Iran, e un possibile accordo di pace sembra profilarsi tra Bashar al-Assad e le forze di opposizione, c’è sempre l’ombra minacciosa dei terroristi di Daesh (ISIS), tutt’altro che sconfitti. Il cuore di Mehyar è lacerato. La sua Siria è devastata da 5 anni di combattimenti: 470.000 morti, 1 milione 900.000 feriti, 3 milioni 800.000 rifugiati, intere città rase al suolo. Mehyar è uno di quei milioni di profughi scappati da un Paese martoriato, in cerca di un futuro migliore, lontano dalle bombe e dal sangue.

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Arrivato a Vienna nel settembre 2015, Mehyar Sawas ha già avuto il suo primo riconoscimento importante come scultore. Ha esposto alcune delle sue opere al Wien Museum (Karlsplatz 8), in una mostra collettiva realizzata assieme ad altri cinque artisti siriani, con l’appoggio di Cardamom & Nelke. Una mostra alla quale ha dedicato un servizio anche la tv pubblica ORF.
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Austria: l’ennesimo muro

Lungo il confine con l’Ungheria, a Nickelsdorf, nel Burgenland, sta per essere ultimata la costruzione di una barriera. È l’ennesimo muro eretto nel cuore dell’Europa, con lo scopo di arginare un possibile, nuovo, massiccio afflusso di rifugiati in Austria. Ad opera finita, tra un paio di settimane, si ergerà per una lunghezza di 5 chilometri uno sbarramento realizzato con pannelli di rete metallica, ancorati su basi di cemento. “Questa palizzata servirà a proteggere la frontiera e a gestire in modo più sicuro le fasi di identificazione e registrazione dei migranti, nel caso di nuove ondate -spiega il Vice Direttore della Polizia Nazionale Christian Stella– Si tratta di una barriera piuttosto stabile, che però è possibile rimuovere e spostare con una certa facilità”. Ogni pezzo di cui si compone, pesa 2,5 tonnellate, e può essere spostato e rimosso, a seconda delle necessità, utilizzando un semplice carrello elevatore. Passando il confine con l’Ungheria si nota che parte della palizzata è già stata posizionata. Anche un grande capannone è già stato allestito alla frontiera, dove sono previsti a breve controlli più capillari.

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“Sono in totale 140 i container nei quali saranno effettuate le operazioni di registrazione e dove, se fosse necessario, potranno alloggiare alcune unità dell’esercito, pronte a intervenire in caso di nuove emergenze” dichiara il Vice Direttore Stella. Vi sarà anche la possibilità di far pernottare i rifugiati, se si presentasse la necessità. Anche sul confine con la Slovacchia si stanno preparando sbarramenti a presidio della frontiera. Inoltre un contingente di soldati austriaci è stato mandato in Ungheria, lungo il confine con la SerbiaContinua a leggere